Un episodio che riporta l’attenzione su un tema delicato e purtroppo ancora troppo diffuso è stato raccontato attraverso la rubrica “La posta dei lettori” di Periferiamonews e riguarda un quindicenne che, nei giorni scorsi, era semplicemente andato a fare una spesa al centro commerciale La Birreria di Miano. All’uscita, in piazza Madonna dell’Arco, il ragazzo è stato circondato da un gruppo di coetanei che lo hanno insultato con frasi pesanti a sfondo omofobo, deriso pubblicamente e persino spintonato. Una situazione di accerchiamento e di umiliazione che, come ha riportato il genitore, non dovrebbe trovare spazio nella vita quotidiana di nessun adolescente, tanto meno in un luogo frequentato da famiglie, studenti e ragazzi che si incontrano dopo la scuola o durante il tempo libero.
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| Foto Periferiamonews |
Il padre, che oltre a essere genitore è anche insegnante, ha deciso di denunciare pubblicamente l’accaduto con una lettera per sottolineare non solo la gravità dell’episodio, ma soprattutto l’urgenza di una riflessione collettiva sul tema del rispetto e della tolleranza. Nelle sue parole emerge la consapevolezza che a scuola viene portato avanti un lavoro costante per sensibilizzare i giovani, promuovere l’inclusione e trasmettere valori positivi, ma che questo impegno da solo non è sufficiente se non trova riscontro anche in famiglia e nella società. È proprio tra le mura domestiche, infatti, che si formano i primi principi di convivenza e che si costruisce il rispetto dell’altro.
L’aggressione con insulti omofobi subita da un ragazzo di soli quindici anni dimostra come la strada da percorrere per contrastare certi atteggiamenti sia ancora lunga. L’episodio non è solo un fatto isolato, ma diventa il simbolo di una difficoltà più ampia che riguarda le periferie come Miano, Secondigliano e Scampia, dove la socialità dei giovani si sviluppa spesso negli spazi pubblici e dove, in assenza di un lavoro educativo condiviso, possono prevalere la prevaricazione e l’intolleranza. Per questo il genitore ha voluto lanciare un appello che va oltre la vicenda personale, richiamando tutti a una responsabilità collettiva. Non si tratta soltanto di stigmatizzare l’accaduto, ma di comprendere che il cambiamento culturale passa attraverso un impegno quotidiano che riguarda genitori, scuole, istituzioni e comunità intera.
Secondo il racconto, il ragazzo ha vissuto un momento di forte imbarazzo e dolore, perché la violenza verbale e lo scherno pubblico sono forme di aggressione che lasciano segni profondi nella crescita di un adolescente. Sentirsi offesi per la propria identità, per un modo di essere o per semplici tratti distintivi non è accettabile in nessuna società che voglia definirsi civile. Da qui l’esortazione del genitore: lavorare insieme, senza divisioni, per educare le nuove generazioni a valori universali come l’umanità, la solidarietà e il rispetto.
Il fatto avvenuto a Miano diventa così una storia che parla a tutto il territorio, da Secondigliano a Scampia, da Arzano a Casoria, perché riflette un problema sociale che non conosce confini geografici. Troppo spesso la cronaca racconta episodi di bullismo, discriminazioni e aggressioni ai danni di giovanissimi, e ogni volta emerge la necessità di andare oltre l’indignazione momentanea. Il compito delle famiglie è fondamentale, perché senza un’educazione fondata sul dialogo e sul rispetto reciproco, il rischio è che la scuola resti l’unico presidio educativo, con un carico troppo grande da sostenere da sola.
L’appello del padre e insegnante colpisce proprio per la sua semplicità e per la sua verità: non è accettabile che ancora oggi un ragazzo debba sentirsi umiliato solo per essere sé stesso. Questa frase, al di là della vicenda specifica, racchiude un messaggio che tocca tutti, perché riguarda la convivenza civile e i diritti fondamentali. Se la comunità vuole crescere e migliorare, deve farsi carico di questi episodi e trasformarli in occasione di confronto e cambiamento.
In piazza Madonna dell’Arco, a pochi passi dal centro commerciale La Birreria, un gruppo di ragazzini ha scelto la strada dello scherno e della violenza verbale. Ma il gesto del padre che ha deciso di denunciare pubblicamente quanto accaduto è un segnale positivo che può stimolare una riflessione. La cronaca quotidiana racconta spesso fatti legati a episodi criminali o a operazioni di polizia, ma anche situazioni come questa meritano attenzione, perché mostrano il lato fragile e nascosto della vita nei quartieri popolari.
Educare al rispetto significa prevenire, costruire una comunità in cui nessun giovane debba avere paura di camminare in piazza, di frequentare un centro commerciale o di vivere la propria identità liberamente. A Secondigliano, a Miano e in tutta la periferia nord di Napoli, storie come quella di questo quindicenne non dovrebbero più ripetersi. Ed è proprio la voce dei cittadini, raccolta attraverso lettere e testimonianze, che può aiutare a mantenere viva l’attenzione su temi che toccano la vita reale delle famiglie.

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