L'ultimo aggiornamento dell'indice Istat sul disagio socioeconomico, riferito al 2023, fotografa una Napoli attraversata da profonde disuguaglianze. Tra le situazioni più difficili emerge l'area compresa tra Secondigliano, Miano e una porzione di Scampia: quasi 15mila residenti, il 61,6% dei quali vive in famiglie a basso reddito. Preoccupanti anche i dati su occupazione e giovani che non studiano e non lavorano. In difficoltà pure San Pietro a Patierno, mentre la classifica dei quartieri vede Mercato al primo posto per disagio e Scampia al decimo.
Secondigliano, Miano, Scampia e San Pietro a Patierno sono tra i territori di Napoli nei quali si concentrano alcune delle maggiori difficoltà socioeconomiche della città. A evidenziarlo è l'ultimo aggiornamento dell'Indice di disagio socioeconomico (Idise) pubblicato dall'Istat il 21 ottobre e riferito ai dati del 2023. La fotografia statistica restituisce un quadro articolato, nel quale reddito, occupazione, istruzione e condizioni familiari contribuiscono a delineare le aree maggiormente esposte alla fragilità sociale.
Il dato che riguarda più direttamente la periferia nord di Napoli è quello relativo a un'area che comprende porzioni di Secondigliano, Miano e una piccola parte di Scampia. Qui l'indice di disagio raggiunge quota 108,29, collocando questa zona al terzo posto tra le otto Aree di disagio socioeconomico urbano individuate dall'Istat nel territorio comunale. Le sezioni di censimento interessate sono 51 e i residenti in famiglia sono quasi 15mila.
Non si tratta di un dato riferibile indistintamente a tutti gli abitanti dei tre quartieri, né di una valutazione uniforme delle strade coinvolte. L'analisi dell'Istat scende infatti a un livello territoriale molto dettagliato, individuando gruppi di isolati e piccole sezioni censuarie. È proprio questa distinzione a rendere particolarmente interessante la ricerca: all'interno dello stesso quartiere possono convivere zone con condizioni economiche e sociali molto differenti.
Nell'area compresa tra Secondigliano, Miano e una parte di Scampia, il 61,6% della popolazione considerata vive in famiglie a basso reddito. Il tasso di occupazione nella fascia tra i 25 e i 64 anni si ferma al 39,7%, mentre il 41,6% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora. A questi numeri si aggiunge un indicatore relativo alle difficoltà scolastiche: il 13,5% degli studenti abbandona il percorso di istruzione oppure ripete l'anno.
Sono percentuali che raccontano una condizione di fragilità che non riguarda soltanto la disponibilità economica delle famiglie. Il problema coinvolge anche l'accesso al lavoro, la continuità dei percorsi formativi e le opportunità per le nuove generazioni. Quando una quota così elevata di giovani resta fuori sia dal sistema scolastico sia da quello occupazionale, la questione diventa anche quella delle prospettive future di un territorio.
Tra i riferimenti stradali individuati attraverso la sovrapposizione delle mappe figurano corso Secondigliano, traversa Seconda Corso Secondigliano, via Piemonte e via Padre Gaetano Errico. Si tratta, anche in questo caso, di tratti specifici e porzioni territoriali interessate dalle sezioni censuarie considerate, non necessariamente delle intere strade.
Il dato assume particolare rilevanza per un territorio che comprende quartieri diversi per storia, caratteristiche urbanistiche e composizione sociale. Secondigliano, Miano e Scampia vengono spesso raccontati attraverso le rispettive criticità, ma la ricerca dell'Istat consente di andare oltre le rappresentazioni generiche e di individuare con maggiore precisione dove si concentrano le difficoltà.
La situazione di Secondigliano e Miano emerge anche nella graduatoria generale dei trenta quartieri cittadini. Secondigliano registra un indice di disagio pari a 104,09, collocandosi al quinto posto, mentre Miano raggiunge quota 103,97, al sesto posto. Scampia si trova invece al decimo posto, con un indice di 103,33.
Questi valori non devono essere confusi con quello di 108,29 riferito alla specifica area di disagio che comprende parti dei tre quartieri. Il primo dato riguarda l'intero quartiere, secondo la classificazione statistica utilizzata dall'Istat; il secondo identifica invece una concentrazione più circoscritta di fragilità socioeconomiche. La differenza è importante perché dimostra quanto possano cambiare le condizioni anche all'interno dello stesso territorio.
Per Secondigliano, il quinto posto nella graduatoria cittadina conferma comunque la presenza di difficoltà strutturali che meritano attenzione. Il quartiere si colloca nella parte alta della classifica del disagio, preceduto da Mercato, Pendino, San Giovanni a Teduccio e San Pietro a Patierno. Anche Miano presenta un indice superiore a quello di numerosi altri quartieri napoletani, mentre Scampia si posiziona nella prima metà della graduatoria.
La periferia settentrionale non è però interessata da una sola area critica. Un'altra situazione particolarmente significativa riguarda San Pietro a Patierno, che rappresenta la seconda area con il più alto indice di disagio socioeconomico tra quelle individuate a Napoli. Il valore raggiunge 109,11, con 17 sezioni di censimento e 2.547 residenti in famiglia.
In questa zona il 63,1% degli abitanti considerati vive in famiglie a basso reddito. Il tasso di occupazione nella fascia tra i 25 e i 64 anni è del 39%, mentre il 43,1% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora. Un altro dato riguarda le famiglie nelle quali non ci sono né occupati né persone che percepiscono una pensione da lavoro: la quota arriva al 34,2%.
Il confronto con il dato medio cittadino rende ancora più evidente la distanza. A Napoli, il tasso di occupazione tra i 25 e i 64 anni è pari al 54,8%. Nell'area più fragile di San Pietro a Patierno si scende invece al 39%, con uno scarto di quasi sedici punti percentuali. Una differenza che restituisce la portata della difficoltà occupazionale registrata in questa parte della città.
Tra le strade e i tratti individuati attraverso l'incrocio delle mappe figurano corso San Pietro a Patierno, via dei Sartori, via dei Padulani, via degli Ortolani, via Principe di Napoli e via Aquino. Anche qui l'indagine riguarda specifiche sezioni censuarie, per cui non è corretto estendere automaticamente i dati a tutti i residenti delle strade indicate o all'intero quartiere.
Il quadro di San Pietro a Patierno evidenzia soprattutto una questione legata al lavoro. Il basso tasso di occupazione, la diffusione delle famiglie a basso reddito e la percentuale di giovani che non studiano e non lavorano indicano una concentrazione di problemi che rischia di condizionare le possibilità di crescita individuale e collettiva.
Il dato relativo ai giovani è particolarmente significativo anche se osservato insieme a quello di Secondigliano, Miano e Scampia. Nelle due aree settentrionali prese in esame, la quota di ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano supera il 41%. A San Pietro a Patierno raggiunge il 43,1%, mentre nell'area tra Secondigliano, Miano e Scampia si attesta al 41,6%.
Sono numeri che riportano al centro il tema delle opportunità formative e lavorative disponibili per chi vive nella periferia nord di Napoli. La condizione dei giovani che non sono inseriti in percorsi di studio o di lavoro rappresenta infatti uno degli indicatori utilizzati per misurare il disagio socioeconomico. Non significa che tutti i ragazzi coinvolti si trovino nella stessa situazione, ma evidenzia la presenza di una fascia consistente della popolazione che rischia di rimanere ai margini dei principali percorsi di inclusione.
Anche il dato sull'istruzione richiede attenzione. Nell'area tra Secondigliano, Miano e Scampia, il 13,5% degli studenti considerati dall'indicatore abbandona la scuola o ripete l'anno. È una percentuale che segnala difficoltà nei percorsi scolastici e che, insieme ai dati sull'occupazione, contribuisce a delineare un quadro complesso.
La ricerca Istat permette inoltre di confrontare la situazione della periferia nord con quella di altre parti di Napoli. Una delle aree con il più alto indice di disagio si trova infatti nel centro storico, tra San Lorenzo e una porzione di Pendino. Qui il valore raggiunge 108,16 e coinvolge 65 sezioni censuarie, con quasi 15mila residenti in famiglia.
In questa zona il 66% della popolazione considerata vive in famiglie a basso reddito. Il tasso di occupazione tra i 25 e i 64 anni è del 45,7%, mentre il 43,2% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora. Tra i riferimenti stradali figurano vico della Botte, vico Santa Maria ad Agnone e via Oronzo Costa.
Il dato dimostra che le difficoltà socioeconomiche non sono una caratteristica esclusiva delle periferie. Anche nel centro storico esistono aree circoscritte nelle quali si concentrano condizioni di forte fragilità, talvolta a poca distanza da strade e zone caratterizzate da un'economia turistica e commerciale molto più dinamica.
La situazione più critica in assoluto, tra le otto aree urbane individuate dall'Istat, si registra però a Montecalvario, nel tessuto dei Quartieri Spagnoli. L'indice raggiunge quota 112 e interessa sette piccole sezioni di censimento, con circa 300 residenti in famiglia. Tra i riferimenti stradali della zona figurano vico Tre Regine, vico Lungo Teatro Nuovo e via Speranzella.
In quest'area il 67,3% degli abitanti considerati vive in famiglie a basso reddito. Il 52% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora, mentre il tasso di occupazione tra i 25 e i 64 anni si ferma al 39,2%. Particolarmente elevato anche il dato relativo all'istruzione: il 71,3% delle persone tra i 25 e i 64 anni considerate dall'indicatore vive in famiglie classificate nella fascia di basso livello d'istruzione.
Il 43,7% dei residenti appartiene inoltre a nuclei familiari nei quali nessun componente lavora o percepisce una pensione da lavoro. Si tratta di una concentrazione molto elevata di difficoltà, ma il numero contenuto di residenti impone cautela: i dati riguardano alcuni isolati e non possono essere estesi automaticamente a tutti i Quartieri Spagnoli.
La fotografia statistica evidenzia dunque una Napoli nella quale il disagio assume forme differenti e si concentra in porzioni di territorio anche molto piccole. La periferia settentrionale e quella orientale presentano diverse aree problematiche, ma anche il centro storico registra situazioni di forte fragilità.
Per quanto riguarda Napoli Est, due ulteriori aree individuate dall'Istat interessano porzioni di San Giovanni a Teduccio e Barra. I rispettivi indici sono pari a 106,85 e 106,10. Si tratta di territori nei quali le difficoltà economiche e occupazionali si intrecciano con le criticità già note della zona orientale della città.
La graduatoria dei trenta quartieri napoletani offre un'altra chiave di lettura. Se si passa dalle singole aree di disagio all'intero territorio dei quartieri, il primo posto spetta a Mercato, con un indice di 105,01. Seguono Pendino con 104,77, San Giovanni a Teduccio con 104,63, San Pietro a Patierno con 104,48, Secondigliano con 104,09 e Miano con 103,97.
Al settimo posto si trova San Lorenzo, con 103,94, seguito da Montecalvario con 103,44, Stella con 103,41 e Scampia con 103,33. La classifica conferma la presenza di diversi quartieri della periferia nord nella parte alta della graduatoria, ma mostra anche il peso delle criticità presenti nel centro storico e nella zona orientale.
A Mercato, quartiere che occupa il primo posto per indice di disagio, il 58,9% degli abitanti considerati vive in famiglie a basso reddito. Il 38,3% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora, mentre il tasso di occupazione nella fascia tra i 25 e i 64 anni è del 49,9%, quasi cinque punti al di sotto della media cittadina.
Le difficoltà emergono anche attraverso i dati relativi alla scuola. Nel quartiere Mercato il 12,6% degli studenti abbandona il percorso scolastico o ripete l'anno. A San Giovanni a Teduccio, invece, l'indicatore arriva al 13,5%, il valore più elevato tra i trenta quartieri napoletani.
All'estremo opposto della graduatoria si collocano i quartieri con i livelli più contenuti di disagio. Il Vomero registra un indice di 93,35, seguito dall'Arenella con 93,58, Posillipo con 95,60, Chiaia con 96,24 e Fuorigrotta con 97,08.
Il confronto tra Mercato e Vomero evidenzia differenze particolarmente marcate. Nel quartiere collinare, la quota di residenti che vive in famiglie a basso reddito è del 19,9%, contro il 58,9% di Mercato. Il tasso di occupazione tra i 25 e i 64 anni raggiunge invece il 68,6%, rispetto al 49,9% registrato nel quartiere che guida la graduatoria del disagio.
Anche sul fronte scolastico la distanza è significativa: al Vomero la quota di studenti che abbandona la scuola o ripete l'anno è del 2,1%, mentre a Mercato arriva al 12,6%. Numeri che mostrano quanto siano profonde le differenze tra le diverse aree della stessa città.
L'aggiornamento dell'Idise consente quindi di osservare Napoli attraverso una lente più precisa rispetto alle tradizionali classificazioni territoriali. Il disagio non si distribuisce in modo uniforme e non coincide necessariamente con i confini amministrativi dei quartieri. In alcuni casi interessa migliaia di residenti, in altri si concentra in poche centinaia di persone distribuite in un numero limitato di isolati.
È proprio questa la caratteristica più importante dello studio: la possibilità di individuare le disuguaglianze anche all'interno di territori che, considerati nel loro complesso, presentano condizioni differenti. Un quartiere può avere un indice generale meno elevato e ospitare comunque una piccola area nella quale reddito, occupazione e istruzione raggiungono livelli di criticità molto più alti.
Per Secondigliano, Miano e Scampia questo significa che il dato generale dei quartieri non racconta da solo tutte le condizioni presenti sul territorio. L'area da quasi 15mila residenti individuata dall'Istat dimostra che esistono concentrazioni di fragilità che attraversano i confini amministrativi e coinvolgono parti specifiche di più quartieri.
Lo stesso vale per San Pietro a Patierno, dove l'area con indice 109,11 presenta un tasso di occupazione particolarmente basso e una quota elevata di giovani fuori dai percorsi di studio e lavoro. Il confronto con la media cittadina permette di misurare la distanza, ma soprattutto richiama l'attenzione sulla necessità di leggere le condizioni dei territori attraverso dati aggiornati e circoscritti.
L'Idise utilizza nove indicatori collegati a diversi aspetti della vita socioeconomica, tra cui reddito, occupazione, istruzione e difficoltà scolastiche. Il suo valore aumenta quando le condizioni considerate indicano una maggiore concentrazione di disagio. Non è però un indice che misura ogni aspetto della qualità della vita: non restituisce direttamente informazioni complete su sicurezza, trasporti, servizi pubblici, manutenzione urbana o disponibilità di strutture sportive e culturali.
Per questo motivo i risultati non devono essere interpretati come una classifica del valore dei quartieri o delle persone che li abitano. Si tratta di uno strumento statistico che individua le aree nelle quali si concentrano determinate condizioni di difficoltà. Il suo utilizzo può contribuire a comprendere meglio la distribuzione delle disuguaglianze e a orientare le analisi sulle necessità dei territori.
I numeri relativi alla periferia nord di Napoli sono comunque difficili da ignorare. Tra Secondigliano, Miano e Scampia quasi 15mila residenti ricadono in un'area con indice 108,29, dove oltre sei persone su dieci vivono in famiglie a basso reddito. A San Pietro a Patierno, in una zona di 2.547 residenti, il tasso di occupazione scende al 39% e oltre quattro giovani su dieci non studiano e non lavorano.
Sono dati che riportano al centro il tema delle opportunità, soprattutto per le nuove generazioni. L'accesso a un'istruzione adeguata, la possibilità di completare gli studi, l'inserimento nel mercato del lavoro e il sostegno alle famiglie rappresentano aspetti strettamente collegati. Quando più indicatori mostrano contemporaneamente valori critici, il disagio non può essere ricondotto a un solo problema.
La ricerca Istat offre quindi una base di dati utile per comprendere le differenze che attraversano Napoli, con un'attenzione particolare alle aree della periferia settentrionale. Secondigliano, Miano, Scampia e San Pietro a Patierno emergono in modo netto, ma la mappa delle fragilità comprende anche il centro storico, Montecalvario, Pendino, Mercato, San Giovanni a Teduccio e Barra.
La fotografia del 2023 racconta una città nella quale le disuguaglianze non separano soltanto quartieri diversi, ma attraversano anche le stesse strade e gli stessi territori. Per capire davvero dove si concentrano le difficoltà economiche e sociali di Napoli, non basta quindi fermarsi al nome di un quartiere: occorre scendere fino agli isolati e alle singole sezioni di censimento. È a questa scala che emergono le differenze più significative e che i numeri dell'Istat restituiscono una rappresentazione più precisa della realtà urbana.

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