L'emergenza caldo a Napoli non è soltanto una questione climatica. Dietro le temperature sempre più elevate si nasconde un problema sociale che colpisce soprattutto le periferie della città. A lanciare l'allarme è Legambiente Campania, che ha analizzato i dati relativi al periodo compreso tra il 2015 e il 2025, evidenziando come i quartieri economicamente più fragili siano anche quelli che registrano le temperature più alte durante l'estate.
Tra le aree maggiormente esposte figurano Secondigliano, Scampia e Miano, insieme a San Pietro a Patierno, San Lorenzo, Barra e Pendino. In questi quartieri le temperature al suolo raggiungono fino a 43-44 gradi, creando una situazione che gli esperti definiscono di "doppia vulnerabilità": al disagio economico e sociale si aggiunge infatti quello climatico.
Secondo lo studio, la temperatura media estiva al suolo nel territorio comunale di Napoli si aggira intorno ai 41-42 gradi. Tuttavia, analizzando nel dettaglio i diversi quartieri, emerge una differenza superiore ai 7 gradi tra le zone collinari, caratterizzate da una maggiore presenza di verde, e le aree fortemente urbanizzate e cementificate della periferia.
L'analisi di Legambiente ha incrociato i dati sulle temperature con l'Indice di Disagio Socio-Economico (IDISE), elaborato dall'Istat. Questo indicatore misura il livello di fragilità dei quartieri prendendo in considerazione numerosi fattori, tra cui disoccupazione, famiglie prive di reddito da lavoro, abbandono scolastico, presenza di anziani soli e livello occupazionale.
Il valore medio cittadino è fissato a 100. I quartieri più caldi registrano un indice medio pari a 102,2, mentre quelli più freschi si fermano a 97,9. Una differenza apparentemente contenuta ma che, su un indice normalizzato, rappresenta uno scarto significativo.
Tra le situazioni più critiche spicca proprio Secondigliano, dove la temperatura al suolo raggiunge i 44 gradi e l'indice IDISE arriva a quota 104. Anche Miano presenta valori molto elevati con 43 gradi e un indice di 104,2, mentre Scampia registra 43 gradi con un IDISE pari a 103,5.
Secondo Legambiente, in questi sette quartieri vivono complessivamente quasi 200 mila persone che devono affrontare contemporaneamente temperature estremamente elevate e condizioni socioeconomiche particolarmente difficili.
Lo scenario cambia completamente nelle aree collinari della città.
Quartieri come Vomero e Arenella risultano infatti tra i più freschi di Napoli. Qui le temperature al suolo si attestano rispettivamente intorno ai 40 e ai 38 gradi, grazie alla presenza di numerose aree verdi, all'altitudine, a una minore densità edilizia e alla possibilità, per molte famiglie, di installare sistemi di climatizzazione.
Secondo Legambiente, il luogo in cui si vive continua a determinare anche il modo in cui si affrontano le ondate di calore.
Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, sottolinea come i dati raccontino una realtà che non può più essere affrontata solo come un'emergenza temporanea.
Secondo l'associazione ambientalista è necessario investire in interventi strutturali che comprendano la realizzazione di nuove aree verdi, la riqualificazione degli edifici, la creazione di corridoi ecologici, la progettazione di piazze e strade con criteri bioclimatici e aiuti economici destinati alle famiglie che non possono sostenere i costi dei condizionatori e dei consumi energetici.
L'associazione propone inoltre la realizzazione di un Piano Sociale regionale per il clima, con l'obiettivo di proteggere le fasce più vulnerabili e rendere le città più resilienti di fronte alle ondate di calore sempre più frequenti.
Intanto Napoli continua a fare i conti con temperature eccezionali.
Il Ministero della Salute ha confermato anche per lunedì il bollino rosso, il massimo livello di allerta per il rischio legato alle alte temperature.
Le temperature percepite possono raggiungere i 38 gradi, mentre l'umidità arriva in alcune fasce orarie fino all'80%, aumentando notevolmente la sensazione di afa.
L'avviso regionale relativo alle ondate di calore è stato prorogato fino alle ore 20 di lunedì, con valori che restano fino a cinque gradi superiori alle medie stagionali.
Le conseguenze sono evidenti anche negli ospedali.
All'ospedale Cardarelli è pienamente operativo il Piano Caldo. Negli ultimi giorni sono aumentati gli accessi al pronto soccorso per disidratazione, colpi di calore, squilibri elettrolitici e aggravamento di patologie cardiovascolari e neurologiche.
I soggetti maggiormente a rischio restano anziani, bambini, persone con malattie croniche e cittadini fragili. Già durante la precedente ondata di caldo il pronto soccorso del Cardarelli aveva registrato un incremento vicino al 10% degli accessi, con un picco di 256 pazienti in una sola giornata.
Anche la vita quotidiana della città è stata profondamente condizionata dalle temperature elevate.
Fin dalle prime ore del mattino migliaia di persone hanno raggiunto il mare, affollando il lungomare, Posillipo, Mergellina e gli arenili di San Giovanni a Teduccio nel tentativo di trovare un po' di refrigerio.
Molti turisti hanno invece scelto musei, chiese e percorsi sotterranei come Napoli Sotterranea e il Cimitero delle Fontanelle per sfuggire alle ore più calde della giornata.
La situazione più difficile continua però a registrarsi nelle periferie, dove la scarsità di alberi, l'abbondanza di asfalto e cemento e le difficoltà economiche rendono molto più complicato affrontare le ondate di calore.
Per offrire un aiuto alle persone senza fissa dimora, la Diocesi di Napoli ha inoltre messo a disposizione alcune chiese cittadine come luoghi di riparo durante le ore più calde della giornata.
Le previsioni indicano che la morsa del caldo continuerà anche nelle prossime ore. Un primo lieve calo delle temperature è atteso tra martedì e mercoledì con l'arrivo di correnti più fresche, ma il clima resterà pienamente estivo.
L'emergenza evidenziata da Legambiente riporta al centro del dibattito un tema sempre più attuale: il cambiamento climatico non colpisce tutti allo stesso modo. Quartieri come Secondigliano, Scampia e Miano si trovano oggi ad affrontare contemporaneamente le sfide ambientali, sociali ed economiche, rendendo ancora più urgente la necessità di interventi strutturali capaci di migliorare la qualità della vita dei cittadini e rendere le periferie più vivibili e resilienti.

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