La città di Napoli vive ore drammatiche dopo l’ennesima tragedia sulle sue strade, una ferita profondissima che si aggiunge a una serie di eventi tragici che stanno scuotendo il territorio, dal centro storico fino alle periferie monitorate costantemente anche dal nostro blog. Il professor Italo Ferraro, architetto, docente universitario, intellettuale amatissimo e autore del celebre Atlante storico di Napoli, è morto dopo essere stato investito da uno scooter nella serata di ieri lungo Corso Vittorio Emanuele, in una zona già segnalata da residenti e comitati come estremamente pericolosa per la scarsa illuminazione, per la velocità dei mezzi e per l’assenza di controlli adeguati. Il professore, 85 anni, stava attraversando la strada, pare sulle strisce pedonali, quando una ragazza alla guida del mezzo lo avrebbe colpito in pieno, scaraventandolo sull’asfalto. I presenti hanno subito compreso la gravità della situazione, ma nonostante i tentativi disperati di prestargli assistenza, Ferraro è stato trasportato all’ospedale Pellegrini in condizioni critiche ed è deceduto poco dopo per le ferite riportate.
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| Foto NapoliToday |
A rendere ancora più dolorosa e indignante la vicenda ci sono le testimonianze dei residenti che parlano di soccorritori arrivati dopo oltre mezz’ora, una circostanza definita “assurda e inaccettabile” da chi si trovava sul posto. Più persone avrebbero riferito che sul luogo dell’incidente non sarebbero giunti immediatamente né carabinieri né pattuglie, con cittadini costretti a intervenire come primi soccorritori. Le parole raccolte da alcuni passanti, rivolte anche al deputato Francesco Emilio Borrelli, descrivono una scena surreale: “Non è normale che non si possa camminare in pieno centro a Napoli senza rischiare la vita. La ragazza guidava veloce, la strada era buia e l’ambulanza non arrivava”.
L’accaduto ha scatenato la reazione immediata del Comitato Mi Riguarda, che da mesi denuncia la pericolosità di quel tratto di strada, chiedendo l’installazione di dissuasori e un potenziamento della segnaletica. Il comitato ricorda come la petizione firmata dai cittadini la scorsa estate non abbia ancora prodotto risultati tangibili, nonostante le promesse dell’amministrazione. La frustrazione è altissima e c’è chi parla di una vera emergenza urbana che continua a mietere vittime. L’amarezza è diventata rabbia quando, in mattinata, è arrivata la notizia certa della morte del professor Ferraro. “Il nostro comitato si stringe alla famiglia e chiede giustizia”, scrivono i rappresentanti, sottolineando come le continue richieste di intervento siano rimaste troppo spesso inascoltate.
Quanto accaduto si inserisce in un quadro già gravissimo a livello cittadino. Appena poche ore prima, infatti, Napoli aveva registrato un’altra tragedia in Corso Garibaldi, dove due donne ucraine erano state investite e uccise da un automobilista risultato ubriaco. Due episodi mortali nel giro di un solo weekend, un bilancio spaventoso che sta facendo discutere e che evidenzia un problema ormai strutturale: una città dove pedoni e residenti non si sentono più sicuri. Ed è impossibile non collegare questa escalation a ciò che sta avvenendo anche nei quartieri periferici come Secondigliano, Scampia, Miano, Casoria, Arzano e Melito, territori che il nostro blog monitora quotidianamente e dove si moltiplicano episodi di violenza, sparatorie, follia stradale e tragedie evitabili, spesso causate dall’incuria o dall’assenza di controlli adeguati.
Il caso Ferraro non è un evento isolato ma l’ennesimo tassello di una situazione critica che continua a degenerare. Le parole di Borrelli sintetizzano il pensiero di molti cittadini: Napoli è sempre meno sicura per i pedoni e non è ammissibile che in pieno centro una persona venga investita e che i soccorsi arrivino in ritardo. L’esponente politico sottolinea la necessità urgente di più controlli, più pattuglie, un sistema di emergenza efficiente e una seria revisione dell’illuminazione e della viabilità nelle zone a maggiore rischio. Il riferimento a una “strage silenziosa” non è casuale: negli ultimi mesi si sono susseguiti troppi episodi tragici, alcuni dei quali documentati da Una Voce per Secondigliano, come gli investimenti avvenuti di recente in altre arterie cittadine, le risse, gli inseguimenti e le situazioni di pericolo che mettono in costante tensione i residenti di molti quartieri popolosi.
Intanto, mentre la città piange un uomo che aveva dedicato la sua vita allo studio e alla difesa di Napoli, resta la rabbia per un incidente che forse poteva essere evitato. Testimonianze e denunce sottolineano il problema cronico della scarsa illuminazione, dell’alta velocità dei mezzi e dell’assenza di interventi promessi ma mai realizzati, mentre il flusso di mezzi su Corso Vittorio Emanuele continua incessante, ogni giorno, senza adeguati sistemi di prevenzione. A tanti residenti non è sfuggita la coincidenza temporale: l’incidente al centro città è avvenuto proprio nei giorni in cui tanti blog e comitati, tra cui il nostro, raccontano di altre criticità nelle periferie del nord di Napoli, dove la viabilità rappresenta da anni un problema irrisolto, tra strade dissestate, traffico incontrollato, passaggi pedonali quasi invisibili e automobilisti che sfrecciano senza rispetto per la sicurezza altrui.
La morte del professor Italo Ferraro diventa così il simbolo di una città ferita che chiede risposte immediate e concrete. Il dolore è amplificato dal valore della vittima, un uomo che aveva raccontato Napoli come nessun altro e che si era battuto per una città più vivibile, più consapevole della sua storia e del suo futuro. Morire in strada, investito mentre attraversa vicino casa, è un epilogo che ha scosso profondamente la comunità culturale e civile napoletana. E mentre le indagini proseguono per chiarire la dinamica dell’impatto, resta la sensazione che, ancora una volta, si sia atteso troppo, si sia fatto troppo poco e che ogni ritardo, ogni omissione, ogni mancato intervento abbia contribuito a una tragedia che poteva non consumarsi.
Napoli continua a chiedere maggiore sicurezza, controlli costanti, illuminazione efficace, dissuasori funzionanti e soprattutto una presenza istituzionale che non arrivi sempre dopo l’ennesima vittima. Le strade della città devono tornare a essere luoghi sicuri, non trappole mortali. La morte di Italo Ferraro non può essere l’ennesima pagina nera destinata a essere dimenticata: deve essere un punto di svolta. Per i cittadini, per le famiglie colpite, per chi ogni giorno attraversa quelle stesse strade e per tutti coloro che credono ancora che Napoli meriti rispetto, protezione e un futuro migliore.

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