Il voto del 22 e 23 marzo per il referendum costituzionale restituisce una fotografia politica chiarissima: Napoli e la sua area nord hanno scelto di bocciare la riforma con percentuali schiaccianti, trasformando il NO in un vero e proprio plebiscito popolare. Secondigliano e Scampia – territori simbolo della Municipalità 7 e 8 – risultano tra le zone più contrarie dell’intera città, confermando un malessere profondo e una distanza crescente tra le periferie e i progetti di cambiamento calati dall’alto.
Il dato cittadino parla da sé: il fronte del No raggiunge quota 264.170 voti, pari al 75,49%, lasciando ai favorevoli solo un 24,51%. Ma è analizzando i quartieri dell’area nord che emerge l’elemento più significativo del voto napoletano. Qui, infatti, il dissenso diventa ancora più netto, superando abbondantemente la media cittadina. Nella Municipalità 7, che comprende Secondigliano, Miano e San Pietro a Patierno, il No arriva al 77,55% con 18.657 voti, mentre i SÌ si fermano a 5.402. Ancora più marcato il dato nella Municipalità 8, che abbraccia Scampia, Piscinola e Chiaiano: qui il NO vola al 79,11% con oltre ventunomila voti.
Secondigliano risulta uno degli epicentri del rifiuto: 10.201 voti contrari, pari al 78,55%. Una percentuale altissima che supera di tre punti la media cittadina e che racconta il sentimento di un quartiere che da anni attende risposte su sicurezza, lavoro, trasporti, servizi sociali e riqualificazione urbana. Per molti residenti, il referendum non è stato solo una consultazione sulla giustizia, ma una sorta di voto di protesta contro uno Stato percepito come lontano, lento e spesso assente.
Ma è Scampia a registrare il dato più clamoroso dell’intera area nord. Nel quartiere un tempo marchiato dalle Vele e oggi al centro di fragili processi di ricostruzione sociale, il No tocca l’83,57%. Oltre otto cittadini su dieci hanno espresso un rifiuto netto alla riforma, trasformando Scampia nel simbolo nazionale di questo dissenso. Un dato che supera anche la già altissima media delle periferie, e che racconta un disagio strutturale: qui, dove la disoccupazione giovanile resta tra le più alte d’Italia e dove ogni giorno si combatte tra mancanza di servizi e criminalità radicata, ogni riforma percepita come distante dalle urgenze quotidiane viene vissuta come inutile, se non addirittura dannosa.
Il fenomeno non riguarda solo la zona nord. In tutta Napoli Est – da Ponticelli a Barra, passando per San Giovanni – il No supera l’80%. Anche qui, la valutazione della riforma si intreccia con la sfiducia verso le istituzioni e con la sensazione che il territorio abbia bisogno di interventi concreti e immediati, non di progetti legislativi ritenuti lontani dalla vita reale.
Al contrario, nelle zone residenziali come Vomero, Arenella, Posillipo e Chiaia si registra un’affluenza molto più alta, con punte oltre il 60%. Ma anche qui il No resta prevalente: al Vomero raggiunge il 72,6%, confermando che il dissenso non è stato un fenomeno esclusivo delle periferie, ma un orientamento trasversale a tutta la città. La differenza è però evidente: dove c’è maggiore benessere economico e sociale, l’interesse per il voto cresce; dove invece si accumulano fragilità, sfiducia e marginalità, la partecipazione si riduce drasticamente. Nella zona nord, infatti, l’affluenza si ferma al 38,38%, una delle più basse della città.
Allargando lo sguardo alla provincia, il quadro resta stabile: percentuali bulgare di No superano il 75% in quasi tutti i comuni dell’hinterland, da Arzano a Casalnuovo, fino a Mugnano, Melito ed Afragola. L’unica eccezione è Capri, unico territorio dell’intera area metropolitana dove il SÌ prevale con il 52,14%. Qui pesa un orientamento politico diverso, già emerso nelle ultime elezioni regionali, e un diverso rapporto tra cittadino e istituzioni.
Ma è nelle periferie urbane che il significato del voto diventa più evidente. A Secondigliano e Scampia – come in molte altre zone popolari – il referendum è diventato un’occasione per esprimere un “No” generale: alla mancanza di sicurezza, alle opportunità che non arrivano, ai servizi ridotti al minimo, ai trasporti insufficienti, alle strade degradate, alle famiglie che vivono ogni giorno difficoltà enormi senza vedere miglioramenti tangibili. La riforma della giustizia, pur essendo un tema centrale a livello nazionale, non è riuscita a intercettare le priorità di chi vive quotidianamente in queste aree.
Il risultato è dunque molto di più di un semplice voto referendario: è la fotografia di una città spaccata in due, dove il senso di appartenenza istituzionale cambia radicalmente da quartiere a quartiere. Se nelle zone benestanti l’atto di recarsi alle urne resta un’abitudine consolidata, nelle periferie diventa un gesto disilluso, spesso percepito come inutile. E quando la partecipazione calo, il segnale politico diventa ancora più forte: chi va a votare in questi territori vuole far sentire la propria voce e sceglie il No come forma di protesta consapevole.
In questo contesto, Secondigliano e Scampia non sono semplici quartieri: sono indicatori sociali. Le loro percentuali altissime non rappresentano soltanto un rifiuto verso una riforma, ma una richiesta di ascolto che arriva da una parte importante della città. Una richiesta che, ancora una volta, passa attraverso un voto carico di significato.
Il referendum si chiude così con un dato inequivocabile: Napoli dice No, e l'area nord lo dice più forte di tutti. Adesso la vera sfida sarà capire se questo messaggio verrà raccolto e tradotto in azioni concrete o se resterà, come troppo spesso è accaduto in passato, un grido nel vuoto.

Posta un commento
0Commenti