Alle 9.20 di questa mattina il cuore del piccolo Domenico ha smesso di battere. Si è conclusa così, nel reparto di terapia intensiva di cardiochirurgia dell’Ospedale Monaldi, una vicenda che per oltre due mesi ha scosso Napoli e l’Italia intera. Il bambino, due anni e mezzo, era stato sottoposto a trapianto di cuore il 23 dicembre 2025. Da allora non si era mai risvegliato. Attaccato a un macchinario che per oltre cinquanta giorni aveva fatto le veci del suo secondo cuore, ha lottato fino all’ultimo, mentre intorno a lui cresceva un caso giudiziario e mediatico destinato a lasciare un segno profondo.
«Ho appena ricevuto la chiamata della signora. È finita. Ora devo andare sopra». Con queste parole l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha comunicato ai giornalisti in attesa davanti al Monaldi la notizia del decesso. Una frase breve, asciutta, che ha messo fine a giorni di speranza sospesa e a un calvario iniziato l’antivigilia di Natale.
Il cuore trapiantato a Domenico era arrivato a Napoli da Bolzano. Secondo quanto emerso nelle settimane successive all’intervento, l’organo sarebbe stato trasportato e conservato a temperature estremamente basse, a contatto con ghiaccio secco, circostanza ritenuta incompatibile con la corretta conservazione di un organo destinato a un trapianto. «Era un blocco di ghiaccio», riferiscono testimonianze ora al vaglio della magistratura. Il nuovo cuoricino non avrebbe mai iniziato a battere autonomamente. Il bambino non si è mai risvegliato dopo l’intervento ed è rimasto collegato all’Ecmo, la macchina di supporto vitale extracorporeo.
Nella giornata di ieri era stato avviato il protocollo terapeutico che prevedeva l’accompagnamento al fine vita, evitando manovre di rianimazione considerate ormai inutili. Questa mattina, alle 9.20, il cuore si è arrestato definitivamente. La tragedia si è consumata in reparto, nel silenzio carico di dolore dei familiari e dei sanitari.
La telefonata alla madre, Patrizia Mercolino, è arrivata prima dell’alba. «Signora, venga in ospedale». Una chiamata che nessun genitore dovrebbe mai ricevere. Provata da settimane di angoscia, la donna ha ripetuto parole che suonano come un impegno morale: «Quello che è successo a Domenico non dovrà essere dimenticato». Attraverso il suo legale, la famiglia sta valutando la possibilità di istituire una fondazione intitolata al bambino, con l’obiettivo di sostenere le vittime di presunti casi di colpa medica e aiutare i minori che non riescono ad accedere in tempo a un trapianto.
In una nota ufficiale, l’Azienda Ospedaliera dei Colli ha comunicato: «Con profondo dolore l’Azienda Ospedaliera dei Colli comunica che questa mattina, sabato 21 febbraio 2026, il piccolo paziente sottoposto a trapianto in data 23 dicembre 2025 è deceduto a seguito di un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche. La Direzione Strategica, insieme a tutti i professionisti sanitari e non, esprime il più sentito cordoglio e si stringe con rispetto e commossa partecipazione alla famiglia in questo momento di immenso dolore».
Al capezzale del bambino, nel reparto di terapia intensiva, erano presenti il cardinale di Napoli, Domenico Battaglia, che ha impartito l’estrema unzione, e il cappellano dell’ospedale, Alfredo Tortorella, per stare vicino alla famiglia in un momento di dolore indescrivibile. La presenza del cardinale ha testimoniato quanto la vicenda abbia toccato nel profondo non solo la città ma l’intero Paese.
Sul piano giudiziario, la morte di Domenico segna un passaggio cruciale. È già in corso un’inchiesta della Procura di Napoli, coordinata dal pm Giuseppe Tittaferrante, con sei persone iscritte nel registro degli indagati. L’ipotesi di reato, destinata ora a essere rimodulata alla luce del decesso, riguarda presunte responsabilità legate al trasporto e alla conservazione dell’organo. Un altro aspetto al centro delle verifiche riguarda le tempistiche: chi e perché avrebbe deciso di procedere all’intervento quando il cuore non era ancora arrivato in sala operatoria? Una domanda che pesa come un macigno.
Parallelamente all’inchiesta penale, sono state avviate verifiche interne e ispettive. Sotto la lente non c’è solo il singolo episodio, ma l’intera filiera organizzativa e sanitaria che ha portato al trapianto. La vicenda ha assunto rapidamente un rilievo nazionale, generando un impatto mediatico fortissimo e interrogativi sulla sicurezza delle procedure nei trapianti pediatrici.
La madre di Domenico avrebbe scoperto i dettagli relativi alla conservazione dell’organo solo settimane dopo l’intervento e, secondo quanto riferito, grazie alla stampa. Un elemento che ha acuito il senso di smarrimento e di rabbia. Nei giorni scorsi, Antonio Corcione, direttore del dipartimento Area critica del Monaldi, aveva spiegato che il piccolo era sedato e che «è come fare un’anestesia generale. È garantito che il bambino non sente dolore. Dal punto di vista umano siamo sconvolti». Parole che cercano di descrivere il lato clinico di un dramma che, però, resta prima di tutto umano.
La politica si è mossa. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente della Regione Campania Roberto Fico hanno espresso vicinanza alla famiglia e promesso che sarà fatta piena luce su quanto accaduto. Oltre all’indagine della Procura, sono in corso verifiche da parte del servizio ispettivo regionale e del Ministero della Salute.
Il cuore con cui Domenico era nato era gravemente malato. Il trapianto rappresentava l’unica possibilità di vita. Quel 23 dicembre avrebbe dovuto segnare l’inizio di una nuova speranza. Invece, da allora, il bambino non si è mai risvegliato. Per oltre cinquanta giorni una macchina ha sostituito il suo cuore, mentre i genitori vivevano sospesi tra fede, rabbia e attesa.
Oggi resta il silenzio di una stanza di terapia intensiva, il dolore di una madre e di un padre, e una città che si interroga. Resta soprattutto una richiesta: che la morte di Domenico non sia vana, che la verità emerga in ogni dettaglio e che, se errori ci sono stati, vengano accertati fino in fondo. Perché dietro le carte di un’inchiesta e le parole di un comunicato c’è la vita spezzata di un bambino di due anni e mezzo, e un’intera comunità che non vuole dimenticare.

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