Trent’anni dopo la voragine che il 23 gennaio 1996 segnò per sempre Secondigliano, il Quadrivio prova finalmente a cambiare destino. Quello che per decenni è stato uno spazio negato, un vuoto urbano carico di dolore e abbandono, si prepara a diventare una nuova piazza pubblica, un luogo di incontro, memoria e partecipazione sociale. Il Comune di Napoli ha presentato ufficialmente il progetto di rigenerazione urbana che porterà alla nascita di Piazza “23 Gennaio”, in ricordo delle undici vittime della tragedia che sconvolse il quartiere e l’intera città.
La presentazione è avvenuta ieri, 23 gennaio, nell’anniversario esatto della tragedia, al Centro Sandro Pertini, alla presenza delle istituzioni, dell’Associazione dei Familiari delle Vittime e di numerosi cittadini. Un momento carico di significato simbolico, che ha segnato il passaggio dalla sola commemorazione a una prospettiva concreta di ricostruzione sociale e urbana. Il progetto, dal valore complessivo di 745mila euro – di cui circa 484mila euro destinati ai lavori – è promosso dall’Amministrazione comunale e si inserisce nel più ampio percorso di riqualificazione dell’area nord di Napoli.
Il sindaco Gaetano Manfredi ha spiegato con chiarezza la visione alla base dell’intervento: l’obiettivo non è semplicemente riempire un vuoto con nuove opere, ma trasformare uno “spazio negato” in un luogo vivo, capace di custodire la memoria e allo stesso tempo generare nuove relazioni. Secondigliano, ha ricordato il primo cittadino, il 23 gennaio 1996 ha vissuto una ferita profonda, una tragedia che non può e non deve essere dimenticata. Oggi, però, quella memoria diventa il motore del cambiamento, il punto di partenza per restituire dignità e futuro a un’area rimasta troppo a lungo sospesa.
La nuova piazza sorgerà proprio al Quadrivio di Secondigliano, luogo simbolo della tragedia della voragine che causò la morte di undici persone. Alle 16:23 di quel giorno, il crollo della volta della galleria sotterranea in costruzione provocò un’esplosione devastante, aprendo una voragine di decine di metri e lasciando dietro di sé una delle pagine più dolorose della storia recente del quartiere. Da allora, quello spazio è diventato un “non luogo”, spesso ridotto a discarica e simbolo di promesse mancate. Oggi, a trent’anni di distanza, l’Amministrazione comunale prova a invertire la rotta.
Il progetto prende il nome di “Era, È e Sarà Quadrivio” e nasce da un percorso che non è stato calato dall’alto, ma costruito passo dopo passo insieme alla comunità. A partire da settembre 2025 sono stati attivati focus group, incontri pubblici e mappature del quartiere, coinvolgendo in particolare i residenti delle Case Celesti. Un lavoro paziente e silenzioso, che ha permesso di far emergere bisogni, aspettative e visioni condivise, traducendole in un progetto concreto.
La nuova piazza “23 gennaio” sarà una piazza alberata, con panchine, spazi verdi e pavimentazioni drenanti ed ecologiche. Un luogo pensato per ospitare eventi collettivi, attività sportive, momenti di socialità e anche un cinema all’aperto, grazie all’esperienza di laboratori come “Nuovo Cinema Quadrivio”. Non si tratta di un’opera monumentale o celebrativa in senso tradizionale, ma di un’infrastruttura sociale aperta, capace di vivere quotidianamente attraverso le persone che la attraversano.
La memoria della tragedia non verrà congelata in un monumento statico. Al contrario, sarà integrata nello spazio urbano in modo vivo e partecipato. La nuova toponomastica della piazza sarà dedicata alla data del 23 gennaio, mentre i materiali preesistenti dell’area verranno riutilizzati nelle nuove pavimentazioni, attraverso un processo collettivo che coinvolge direttamente i cittadini. Particolare valore simbolico avrà anche la presenza di 24 alberi, undici dei quali adornati con il “cerchio della memoria”, in ricordo delle vittime della voragine del 1996.
Un altro obiettivo centrale del progetto è la ricucitura del tessuto urbano tra corso Secondigliano e le Case Celesti. Per anni, quell’area ha rappresentato una frattura fisica e simbolica nel quartiere. Il nuovo disegno urbanistico prevede confini permeabili, capaci di rendere lo spazio sicuro ma allo stesso tempo accessibile e attraversabile, restituendo continuità e senso di appartenenza a un luogo che era rimasto ai margini.
La vicesindaca e assessora all’Urbanistica Laura Lieto ha sottolineato come rigenerare il Quadrivio significhi innanzitutto operare una ricucitura profonda tra la memoria storica e il potenziale di sviluppo futuro di Secondigliano. Dal punto di vista urbanistico, la scelta è stata quella di evitare soluzioni monumentali e fredde, puntando invece su un progetto che fosse il risultato di una pianificazione partecipata. Il disegno della piazza, ha spiegato, riflette i bisogni emersi dal dialogo con i residenti, trasformando l’urbanistica in uno strumento vivo di cittadinanza attiva e cura del territorio.
Anche il consigliere comunale Pasquale Esposito, presidente della commissione Sicurezza e abitante del quartiere, ha ricordato come per troppo tempo, dopo il dolore, siano rimaste solo commemorazioni e abbandono. A trent’anni dalla tragedia, l’esistenza di un finanziamento, di un’area bonificata e di un progetto concreto rappresenta finalmente un segnale di cambiamento. Non un’opera sfarzosa, ma un segno vero, capace di unire il ricordo alla vita quotidiana.
La bonifica dell’area, attualmente in disuso, è già partita. Nelle prossime settimane verrà avviata la gara pubblica per l’assegnazione dei lavori, con l’obiettivo dichiarato di completare l’intervento entro la fine della consiliatura, quindi entro la primavera del 2027. Il Comune ha ribadito che il nuovo Quadrivio non dovrà essere uno spazio “finito”, ma un luogo in continua trasformazione, capace di crescere insieme a chi lo abita.
Durante la giornata di commemorazione di ieri, alle 16:23, al Centro Sandro Pertini è calato il silenzio, seguito da un applauso collettivo. Un gesto semplice ma potente, per ricordare le undici vittime della tragedia, tra cui la giovane Stefania Bellone, il cui corpo non fu mai ritrovato. Prima della presentazione del progetto, sul luogo della voragine è stata deposta una corona di fiori alla presenza del prefetto Michele Di Bari, a testimonianza di una memoria istituzionale che si intreccia con quella popolare.
La nascita di piazza “23 gennaio” al Quadrivio di Secondigliano rappresenta molto più di un intervento urbanistico. È un atto di giustizia simbolica verso un quartiere che per anni ha chiesto sicurezza, ascolto e rispetto. È il tentativo di trasformare una ferita ancora aperta in un seme di nuova crescita comunitaria, dimostrando che la memoria, se coltivata, può diventare futuro.
Dopo trent’anni di attese, promesse mancate e silenzi, Secondigliano vede finalmente prendere forma qualcosa di concreto. Il Quadrivio, da luogo della tragedia, è pronto a diventare il luogo del futuro condiviso, uno spazio dove ricordare, incontrarsi e ricostruire legami. Una nuova piazza, ma soprattutto un nuovo inizio per la memoria e la dignità del quartiere.

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