Una laurea conseguita durante un percorso di detenzione, un lavoro già iniziato e un futuro costruito attraverso lo studio. È la storia di Joanderson Monaco, detenuto dell'Istituto Penitenziario "Pasquale Mandato" di Secondigliano, che ha raggiunto un importante traguardo accademico laureandosi in Scienze Gastronomiche Mediterranee presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II con la votazione di 109/110.
Un risultato che rappresenta molto più di un semplice successo universitario. È la dimostrazione concreta di come il diritto allo studio, unito all'impegno personale e alla collaborazione tra istituzioni, possa trasformarsi in un autentico percorso di reinserimento sociale.
Il percorso di Joanderson Monaco è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra il Polo Universitario Penitenziario (PUP) e l'Università Federico II di Napoli, una realtà che da anni offre ai detenuti la possibilità di intraprendere studi universitari senza rinunciare alla formazione anche durante il periodo di detenzione.
La discussione della tesi ha rappresentato il momento conclusivo di un percorso iniziato alcuni anni fa. Monaco ha presentato un elaborato dal titolo "Novel food: sostenibilità, accettazione sociale e prospettive applicative delle colture cellulari", affrontando un tema tra i più attuali nel panorama della ricerca alimentare internazionale.
L'argomento della tesi unisce innovazione scientifica, sostenibilità ambientale e nuove prospettive nel settore agroalimentare, dimostrando la qualità del lavoro svolto durante gli anni di studio e l'alto livello della preparazione raggiunta.
Il percorso accademico del giovane non nasce però con l'iscrizione all'università. Nel 2020 aveva infatti già conseguito il diploma, proseguendo successivamente gli studi fino all'iscrizione, nel 2022, al corso di laurea in Scienze Gastronomiche Mediterranee.
Le attività didattiche sono state svolte grazie ai docenti del Dipartimento di Agraria dell'Università Federico II che operano all'interno dell'Istituto Penitenziario "Pasquale Mandato" di Secondigliano, consentendo agli studenti detenuti di seguire regolarmente le lezioni e affrontare gli esami universitari.
All'interno del carcere Monaco ha costruito un percorso caratterizzato da costanza, disciplina e impegno, distinguendosi per serietà e determinazione. Qualità che hanno contribuito non solo al raggiungimento della laurea, ma anche all'ottenimento di un'importante misura alternativa alla detenzione.
Grazie al comportamento mantenuto durante il percorso universitario e personale, infatti, Joanderson Monaco ha avuto accesso al regime di affidamento ai servizi sociali, misura che gli ha consentito di proseguire gli studi direttamente presso la sede del Dipartimento di Agraria di Portici.
Parallelamente al percorso universitario è arrivata anche una concreta opportunità lavorativa. Il giovane ha infatti iniziato a lavorare con regolare contratto all'interno di una pasticceria, mettendo in pratica ogni giorno le competenze maturate durante gli studi e costruendo così un nuovo percorso professionale.
Una storia che dimostra come formazione e lavoro possano rappresentare strumenti fondamentali per favorire il reinserimento nella società, offrendo nuove prospettive a chi sceglie di investire sul proprio futuro.
Grande soddisfazione è stata espressa dal direttore del Dipartimento di Agraria della Federico II, Danilo Ercolini, che ha sottolineato il valore del Polo Universitario Penitenziario come strumento di recupero culturale e sociale.
«Il Polo penitenziario universitario è un'iniziativa di successo per il recupero culturale e sociale di persone che sono in stato di privazione della libertà. Il successo dell'università si registra proprio in questi casi: un reale processo di recupero sociale di una persona che, entrata in contatto con un percorso di formazione all'interno della struttura carceraria, ha deciso di proseguire e completare gli studi. Abbiamo realmente portato a compimento un'azione di recupero culturale, dimostrando che la società ha la capacità di accogliere chi decide di formarsi e diventare un professionista», ha dichiarato.
Parole che evidenziano il significato più profondo dell'iniziativa, capace di trasformare il diritto allo studio in una concreta opportunità di cambiamento.
Anche la professoressa Manuela Rigano ha evidenziato l'importanza del risultato raggiunto.
«Il percorso accademico di Monaco è iniziato presso il Polo universitario penitenziario e questo traguardo straordinario unisce cultura, valorizzazione del territorio e innovazione culinaria, dimostrando il valore fondamentale dell'alta formazione come strumento di riscatto e inclusione sociale.»
Il caso di Joanderson Monaco rappresenta uno degli esempi più significativi dell'efficacia del Polo Universitario Penitenziario, un progetto che negli anni ha consentito a numerosi detenuti di proseguire gli studi universitari, acquisire nuove competenze e prepararsi a un futuro diverso.
L'Istituto Penitenziario "Pasquale Mandato" di Secondigliano è infatti tra le strutture che collaborano attivamente con l'Università Federico II per garantire il diritto allo studio anche alle persone private della libertà personale, offrendo percorsi formativi di alto livello e favorendo processi concreti di inclusione.
La collaborazione tra il carcere e l'ateneo napoletano dimostra come il sistema universitario possa svolgere un ruolo determinante non soltanto nella formazione professionale, ma anche nella costruzione di nuove opportunità di vita.
In un periodo in cui si parla spesso di emergenze sociali, criminalità e difficoltà nei percorsi di reinserimento, storie come quella di Joanderson Monaco raccontano un'altra realtà: quella di chi sceglie di investire nello studio, nella cultura e nel lavoro per costruire una nuova prospettiva.
La laurea con 109/110, il lavoro già avviato in una pasticceria e il completamento del percorso universitario rappresentano un risultato importante non solo sul piano personale, ma anche per tutte le istituzioni che hanno creduto nel valore dell'istruzione come strumento di crescita.
Il traguardo raggiunto conferma come la formazione possa diventare un ponte verso il reinserimento sociale, trasformando un periodo di detenzione in un'occasione concreta per acquisire competenze, costruire un progetto professionale e guardare al futuro con nuove possibilità.

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