Nuovi sviluppi nelle indagini sulla violenta “stesa” che lo scorso 27 settembre 2025 aveva seminato paura tra i palazzi del Parco Verde di Caivano. Nelle ultime ore i carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre persone, ritenute gravemente indiziate di aver partecipato al raid armato. Si tratta di un 40enne, un 26enne e un 22enne, tutti residenti a Scampia, raggiunti dal provvedimento emesso dal gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
I reati contestati sono pesanti: pubblica intimidazione mediante uso di armi e porto illegale di armi, aggravati dal metodo mafioso. Un quadro che conferma la matrice criminale dell’azione e la sua finalità dimostrativa, tipica delle cosiddette “stese”, ossia incursioni armate utilizzate per affermare il controllo sul territorio e intimidire gruppi rivali e popolazione.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, quella sera un commando composto da nove persone, a bordo di cinque scooter, fece irruzione tra le palazzine del Parco Verde esplodendo diversi colpi di arma da fuoco in aria. Una scena che ha riportato alla mente dinamiche già viste in altri contesti della criminalità organizzata partenopea, dove il rumore degli spari diventa un messaggio chiaro e diretto: dimostrare presenza, forza e capacità di controllo.
Fondamentali per l’identificazione dei presunti responsabili sono stati i sistemi di videosorveglianza presenti in zona, che hanno immortalato i movimenti del gruppo e consentito agli inquirenti di ricostruire la dinamica dell’accaduto. Un lavoro investigativo lungo e articolato, durato mesi, che ha permesso di stringere il cerchio attorno ai primi tre indagati, mentre proseguono le attività per individuare gli altri componenti del gruppo.
L’episodio si inserisce in un contesto criminale particolarmente delicato. Il Parco Verde di Caivano, da anni considerato uno dei principali hub del traffico di stupefacenti nell’area metropolitana, sarebbe oggi al centro di nuovi equilibri e tensioni. Il ridimensionamento del clan Ciccarelli, colpito da numerose operazioni delle forze dell’ordine e della magistratura, avrebbe infatti aperto spazi che altri gruppi stanno tentando di occupare.
Proprio in questo scenario si colloca l’ipotesi investigativa secondo cui gruppi provenienti da Scampia avrebbero manifestato un forte interesse a inserirsi nel controllo delle piazze di spaccio del Parco Verde. Un passaggio strategico, legato al giro d’affari legato alla droga, che rappresenta una delle principali fonti di guadagno per le organizzazioni criminali.
Secondo quanto dichiarato dal maggiore Andrea Coratza, comandante del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna, l’azione armata potrebbe essere il segnale di una trasformazione in atto nelle dinamiche della camorra: gruppi più piccoli, più mobili e meno strutturati, capaci di spostarsi rapidamente da un territorio all’altro per conquistare nuove aree di influenza e rendere più difficile l’intervento delle forze dell’ordine.
Un modello operativo che rende ancora più complesso il contrasto al fenomeno, perché meno prevedibile e più diffuso. Non più solo grandi clan radicati in territori ben definiti, ma una rete di soggetti collegati tra loro, spesso senza precedenti specifici per associazione mafiosa ma comunque inseriti in contesti familiari o relazionali riconducibili alla criminalità organizzata.
Dalle indagini emerge infatti che i tre arrestati non risulterebbero formalmente affiliati a clan mafiosi, ma sarebbero comunque legati, direttamente o indirettamente, ad ambienti criminali. Un elemento che rafforza l’ipotesi di una “zona grigia” sempre più ampia, composta da soggetti pronti a entrare in azione quando si presentano opportunità di guadagno o di affermazione sul territorio.
La “stesa” del 27 settembre non sarebbe quindi un episodio isolato, ma parte di una strategia più ampia volta a ridefinire gli equilibri criminali tra Scampia e Caivano. Un asse sempre più caldo, dove la pressione delle forze dell’ordine da un lato e gli interessi economici dall’altro stanno generando nuove tensioni.
Resta alta, intanto, l’attenzione degli investigatori, che continuano a lavorare per identificare tutti i partecipanti al raid. All’appello mancano ancora diversi soggetti, e le indagini potrebbero portare a nuovi sviluppi nelle prossime settimane.
È importante sottolineare che il provvedimento eseguito rappresenta una misura cautelare adottata nella fase delle indagini preliminari. I soggetti coinvolti sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
Nel frattempo, però, il messaggio che arriva dal territorio è chiaro: la tensione resta alta e la lotta per il controllo delle piazze di spaccio è tutt’altro che conclusa. Il Parco Verde continua a essere un punto nevralgico, non solo per il traffico di droga ma anche per gli equilibri della criminalità organizzata nell’intera area nord di Napoli.
Un contesto complesso, in cui ogni episodio, ogni sparo, ogni arresto può rappresentare un tassello di un mosaico più grande, fatto di interessi, alleanze e conflitti che continuano a evolversi giorno dopo giorno.

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