Una serata qualunque si è trasformata in pochi minuti in un episodio di gogna social che ha scosso il quartiere di Miano e acceso un faro sul fenomeno del bullismo minorile e dell’uso distorto dei social network. Teatro della vicenda Piazza Madonna dell’Arco, a pochi passi dal centro commerciale “La Birreria”, dove un gruppo di bambini di circa 11 anni ha preso di mira un uomo anziano, riprendendo tutto in diretta con uno smartphone e pubblicando il video online per ottenere visualizzazioni e like.
L’episodio, avvenuto in serata in una zona frequentata da famiglie, passanti e automobilisti, è diventato virale in poche ore. Le immagini hanno rapidamente attirato l’attenzione dei carabinieri della stazione di Secondigliano, impegnati in attività di web patrolling, che sono riusciti a risalire all’identità del minore che ha pubblicato il filmato.
Secondo quanto ricostruito, il gruppo di ragazzini, nessuno dei quali avrebbe compiuto 12 anni, stava trascorrendo la serata tra panini, bibite e chiacchiere nei pressi dell’area commerciale. Una scena apparentemente normale, tipica di tante periferie cittadine, dove i più giovani si ritrovano per passare il tempo. A un certo punto l’attenzione del gruppo si concentra su un uomo di età compresa tra i 60 e i 65 anni, che camminava da solo e appariva in evidente stato confusionale. Non è chiaro se l’uomo soffra di disturbi psichici o fosse sotto l’effetto di alcol o sostanze, ma dalle immagini si percepisce una condizione di fragilità e disorientamento.
È in quel momento che uno dei bambini decide di avviare una diretta social. Lo smartphone diventa lo strumento attraverso cui trasformare una persona in difficoltà in un bersaglio. Cominciano le risate, gli insulti, le parolacce. I commenti fanno riferimento in modo volgare a una presunta assunzione di droga da parte dell’anziano. Il gruppo lo segue mentre cammina, gli si avvicina, lo incalza con domande, ottenendo risposte sconnesse. L’uomo non reagisce in modo aggressivo, non tenta di difendersi, continua a procedere lungo la strada come se cercasse di ignorare la situazione.
Durante la ripresa, uno dei ragazzini punta un raggio laser rosso sulla schiena dell’uomo. La scena prosegue fino al parcheggio del centro commerciale, dove diverse persone assistono senza intervenire. L’episodio culmina davanti alle porte scorrevoli dell’area commerciale, quando uno dei bambini lancia in testa all’anziano dei fili di coriandoli raccolti poco prima da terra. Il video si interrompe dopo circa un minuto e cinquanta secondi. Un tempo breve, ma sufficiente per generare indignazione e condivisioni a catena su una delle piattaforme social più frequentate dai giovanissimi.
Per alcuni si è trattato di una “bravata”, per altri di un episodio grave di bullismo e violenza morale ai danni di una persona vulnerabile. I carabinieri della stazione di Secondigliano, guidati dal maresciallo Luigi Di Pastena, hanno intercettato il filmato nell’ambito delle attività di monitoraggio online. L’account da cui era partita la diretta è risultato riconducibile a un bambino di 11 anni residente nel quartiere.
I militari hanno quindi identificato il nucleo familiare del minore. Considerata l’età, il bambino non è imputabile dal punto di vista penale, ma la vicenda è stata comunque segnalata alla Procura di Napoli, alla Procura per i Minorenni e ai servizi sociali competenti. Un passaggio necessario per valutare eventuali interventi di natura educativa e di tutela.
L’episodio di Miano riaccende il dibattito su diversi aspetti che coinvolgono non solo i protagonisti diretti ma l’intera comunità. Da un lato emerge con forza il tema del bullismo tra giovanissimi, che assume nuove forme attraverso i social network. La ricerca di consenso virtuale, di approvazione e visibilità può spingere anche bambini molto piccoli a superare limiti che un tempo sarebbero stati impensabili. L’atto di deridere pubblicamente una persona fragile, trasformandola in contenuto per una diretta, diventa uno strumento per sentirsi forti, parte di un gruppo, protagonisti di qualcosa che “fa numeri”.
Dall’altro lato pesa l’indifferenza degli adulti presenti. Nel video si intravedono persone che assistono alla scena nei pressi del centro commerciale, ma nessuno interviene per fermare i ragazzini o per aiutare l’uomo. Questo elemento apre interrogativi profondi sulla responsabilità collettiva e sulla capacità di riconoscere e contrastare situazioni di abuso, anche quando non si traducono in violenza fisica ma in umiliazione pubblica.
C’è poi la questione dell’educazione digitale. Sempre più spesso i bambini hanno accesso a smartphone e piattaforme social senza una reale consapevolezza dei rischi e delle conseguenze. La pubblicazione di un video che espone una persona in stato di vulnerabilità non è solo un gesto superficiale: può avere risvolti giuridici, etici e psicologici rilevanti. Anche se in questo caso il minore non è imputabile, l’intervento delle autorità dimostra che il web non è uno spazio senza regole.
La vicenda di Miano non si è conclusa con un’aggressione fisica, e questo rappresenta l’unico elemento positivo in un quadro preoccupante. Tuttavia, l’umiliazione pubblica e la diffusione virale delle immagini restano un fatto grave. Un uomo fragile è stato trasformato in bersaglio per pochi minuti di notorietà digitale. Un gruppo di bambini ha oltrepassato il confine tra gioco e violenza verbale, senza rendersi pienamente conto della portata delle proprie azioni.
L’intervento tempestivo dei carabinieri ha permesso di individuare rapidamente il responsabile della pubblicazione e di attivare i percorsi istituzionali previsti in casi del genere. Resta però la necessità di un lavoro più ampio che coinvolga famiglie, scuole e territorio. Perché episodi come quello avvenuto a Miano non siano archiviati come semplici bravate, ma diventino occasioni di riflessione su come prevenire il bullismo e promuovere un uso consapevole dei social tra i più giovani.
La serata iniziata con un panino e una bibita si è trasformata in un caso che oggi fa discutere l’intero quartiere. Un minuto e cinquanta secondi di diretta hanno mostrato quanto sia sottile il confine tra divertimento e violenza, tra ricerca di like e perdita di empatia. E quanto sia urgente restituire ai più piccoli il senso del rispetto, prima che sia troppo tardi.
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