A trent’anni dalla tragedia della voragine di Secondigliano, che il 23 gennaio 1996 segnò per sempre il quartiere e l’intera città di Napoli, il Quadrivio torna al centro dell’attenzione pubblica non come ferita aperta, ma come luogo di memoria, partecipazione e rigenerazione urbana. È da questo percorso condiviso che nasce “Era, È e Sarà Quadrivio”, il progetto promosso dal Comune di Napoli per restituire senso, dignità e futuro a uno spazio per troppo tempo vissuto come vuoto e negazione.
Un progetto che non parte dal cemento, ma dalle persone. Dalla storia. Dal ricordo. Perché il Quadrivio non è solo un’area urbana da riqualificare, ma un simbolo profondo per Secondigliano, un luogo che racchiude dolore, resilienza e la necessità collettiva di trasformare una tragedia in consapevolezza e visione.
Il 23 gennaio 1996 rappresenta una data incisa nella memoria collettiva di Secondigliano. La voragine che si aprì improvvisamente nel cuore del quartiere causò vittime innocenti e cambiò per sempre la percezione di quello spazio urbano. Da allora, il Quadrivio è rimasto un luogo sospeso, spesso evocato più per ciò che è stato che per ciò che avrebbe potuto diventare.
Per trent’anni, quel vuoto ha raccontato una storia di assenza, ma anche di attesa. Oggi, a distanza di tre decenni, istituzioni, associazioni e cittadini scelgono di ripartire dalla memoria per costruire un nuovo significato condiviso.
“Era, È e Sarà Quadrivio” non è un semplice progetto urbanistico. È un processo culturale e sociale che ribalta la prospettiva tradizionale della rigenerazione. Il nuovo spazio pubblico non viene pensato come un vuoto da riempire, ma come un luogo da abitare prima con le relazioni e poi con l’architettura.
La memoria della tragedia non viene rimossa, ma diventa fondamento del progetto, strumento per immaginare un futuro diverso, più consapevole e inclusivo. Il Quadrivio viene così reinterpretato come spazio di incontro, di pratiche condivise, di identità collettiva.
Un’idea forte, che riconosce come la rigenerazione urbana non possa prescindere dalla rigenerazione sociale, soprattutto in un quartiere come Secondigliano, dove la storia pesa ma allo stesso tempo unisce. Il progetto prende forma attraverso due giornate pubbliche, aperte alla cittadinanza, alle associazioni e alle istituzioni, pensate come momenti di ascolto, riflessione e condivisione.
La prima giornata si terrà il 23 gennaio presso il Centro Sandro Pertini di Secondigliano e sarà dedicata al ricordo e alla presentazione ufficiale del progetto. All’incontro saranno presenti le istituzioni pubbliche e i rappresentanti dell’Associazione dei Familiari delle Vittime della voragine di Secondigliano, la cui presenza rappresenta un elemento centrale e imprescindibile del percorso di memoria e responsabilità collettiva. La seconda giornata si svolgerà il 24 direttamente nel luogo simbolo del progetto.
Un’occasione concreta per toccare con mano la visione futura del Quadrivio, dialogare con chi ha lavorato al progetto e condividere idee, suggestioni e aspettative. Saranno presenti i rappresentanti delle associazioni coinvolte, a testimonianza di un percorso che nasce dal basso e guarda lontano.
“Era, È e Sarà Quadrivio” rappresenta un cambio di passo importante per Secondigliano. Non una semplice riqualificazione, ma un atto collettivo di responsabilità e memoria. Ricordare non significa restare fermi, ma riconoscere ciò che è accaduto per evitare che accada di nuovo e per costruire qualcosa di diverso.
Il Quadrivio può diventare finalmente uno spazio vissuto, attraversato, riconosciuto come bene comune. Un luogo dove la memoria delle vittime convive con la vita quotidiana, dove il passato non è cancellato ma trasformato in consapevolezza.
A trent’anni dalla tragedia, Secondigliano dimostra di voler guardare avanti senza rimuovere il dolore. La memoria diventa così uno strumento di futuro, e il Quadrivio può tornare a essere non più simbolo di una ferita, ma di una rinascita possibile. “Era, È e Sarà Quadrivio” è più di un progetto: è una promessa. Alla storia, alle vittime, ai familiari e a un quartiere che chiede di essere ascoltato.

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