A Secondigliano il tempo sembra essersi fermato a quel pomeriggio di gennaio. È passato un anno esatto dalla morte di Patrizio Spasiano, il ragazzo di appena 19 anni deceduto mentre lavorava in uno stabilimento industriale dell’area nord di Napoli, ma il dolore resta intatto e la richiesta di giustizia continua a farsi sentire forte tra le strade del quartiere, nel rione Berlingieri, dove Patrizio viveva con la sua famiglia. Oggi, 10 gennaio 2026, alle ore 18, una messa nella chiesa di Cristo Re a Secondigliano riunirà parenti, amici e cittadini per ricordarlo, a dodici mesi da una tragedia che ha scosso l’intera comunità.
Patrizio è morto il 10 gennaio 2025, vittima di una fuga di ammoniaca all’interno della Frigocaserta di Gricignano di Aversa, un’azienda che in appena otto mesi ha registrato tre gravi incidenti sul lavoro, due dei quali mortali. Una sequenza drammatica che ha sollevato interrogativi profondi sulle condizioni di sicurezza, sui controlli e sulla tutela dei giovani lavoratori, soprattutto quando si tratta di tirocini e contratti precari.
Il ragazzo lavorava come tirocinante saldatore, formalmente alle dipendenze della cooperativa Cofrin di Villaricca. Un compenso di circa 500 euro al mese, nessuna formazione specifica sulla sicurezza, nessuna reale protezione. Quella mattina Patrizio aveva ricevuto lo stipendio e aveva chiamato il padre con entusiasmo: sognava una vacanza con la fidanzata Noemi, voleva mettere da parte quei pochi soldi con la speranza di costruire qualcosa per il futuro. Poche ore dopo, la sua vita si è spezzata.
Secondo quanto ricostruito, nel primo pomeriggio Patrizio stava lavorando su un trabattello, a diversi metri d’altezza, all’interno del capannone. Poco dopo le 16 una violenta fuga di ammoniaca ha saturato l’ambiente. Tre operai sono riusciti a mettersi in salvo. Lui no. I piedi incastrati sull’impalcatura, l’impossibilità di fuggire, la nube tossica che lo ha investito in pieno. I soccorsi sono stati difficili e lunghi: i vigili del fuoco sono riusciti a recuperare il corpo solo in serata. Un dettaglio che la madre, Simona Esposito, non riesce a dimenticare: Patrizio è stato trovato con le mani alzate a proteggersi il volto.
A Secondigliano, nel rione Berlingieri, la casa della famiglia Spasiano è diventata un luogo di silenzio e memoria. L’urna con le ceneri del ragazzo è ancora nella sua stanza, accanto agli oggetti che raccontano una vita interrotta troppo presto: la maglia numero 11 del Napoli autografata dai calciatori, le fotografie, i ricordi lasciati dagli amici il giorno del funerale. “Ogni mattina mi sveglio e penso che non può essere vero”, ripete da un anno la madre, segnata da un dolore che non conosce tregua.
La morte di Patrizio non è un episodio isolato. Solo dieci giorni prima, il 31 dicembre 2024, nello stesso stabilimento aveva perso la vita Pompeo Mezzacapo, 39 anni, padre di tre figli, rimasto schiacciato da un muletto. Per quel caso le indagini sono state archiviate. Poi Patrizio. E ancora, il 30 agosto 2025, un altro grave incidente: un operaio di 35 anni ferito seriamente agli arti inferiori durante operazioni di movimentazione delle merci. Tre episodi in meno di un anno, che hanno acceso i riflettori sulla Frigocaserta e sull’intero sistema di sicurezza sul lavoro nell’area tra Napoli e Caserta.
Il funerale di Patrizio, celebrato il 18 gennaio 2025, fu un momento di enorme partecipazione popolare. Centinaia di persone, molte con una maglietta bianca e la foto del ragazzo stampata sul petto, riempirono le strade di Secondigliano. “Giustizia per Patrizio” e “Patrizio vive” erano le scritte sugli striscioni. Da quel giorno, il suo nome è diventato simbolo di una battaglia più ampia contro le morti bianche.
Nei mesi successivi, studenti e collettivi hanno promosso iniziative in diverse città italiane, intitolando simbolicamente piazze e strade a Patrizio Spasiano, da Napoli a Padova, da Torino ad altre realtà universitarie. A Napoli, uno striscione comparve anche all’Università Federico II, a Porta di Massa, per chiedere verità e giustizia non solo per Patrizio ma per tutte le vittime del lavoro.
La mobilitazione è proseguita anche dopo il terzo incidente. A settembre, davanti ai cancelli della Frigocaserta, si è tenuto un presidio di protesta. Durante quella manifestazione, la madre di Patrizio ha accusato un malore ed è stata soccorsa da un’ambulanza, dopo momenti di forte tensione e parole offensive che hanno ulteriormente segnato una donna già provata da mesi di sofferenza.
Sul fronte giudiziario, però, la verità tarda ad arrivare. A distanza di un anno, le indagini della Procura di Napoli Nord sono ancora in corso. Il pubblico ministero titolare del fascicolo sta valutando le perizie tecniche, che restano coperte da segreto istruttorio. Al momento risultano indagate tre persone per omicidio colposo, tra dirigenti e responsabili della cooperativa, ma non si esclude che possano emergere nuove responsabilità lungo la catena decisionale.
Intanto Secondigliano non dimentica. La messa di oggi pomeriggio nella chiesa di Cristo Re non è solo un momento di preghiera, ma anche un gesto collettivo di memoria e di denuncia. Ci saranno i genitori di Patrizio, la sorella, la fidanzata Noemi, gli amici del quartiere. Ci sarà una comunità intera che continua a chiedere risposte.
La storia di Patrizio Spasiano è diventata il simbolo di una generazione costretta spesso ad accettare lavori precari, mal pagati e insicuri, con la promessa di un futuro che troppo spesso non arriva. A un anno dalla tragedia, Secondigliano si stringe ancora attorno alla sua famiglia e rinnova una domanda semplice ma fondamentale: chi doveva proteggere Patrizio e non lo ha fatto? Finché quella risposta non arriverà, il suo nome continuerà a riecheggiare nelle strade del quartiere e nelle coscienze di chi chiede che il lavoro non sia più una condanna a morte.
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