Ancora un grave episodio di violenza scuote la periferia nord di Napoli e riaccende i riflettori sulla sicurezza nei luoghi ad alta frequentazione. Sabato scorso, presso il McDonald’s adiacente al centro commerciale La Birreria, a Miano, un operatore fiduciario della vigilanza privata è stato brutalmente aggredito da un gruppo di giovanissimi. Un fatto di estrema gravità che ha lasciato l’uomo ferito seriamente e che apre interrogativi inquietanti sul livello di tutela garantito a chi quotidianamente svolge servizi di controllo e prevenzione.
Secondo quanto ricostruito, l’operatore stava tentando di impedire l’accesso illegale alla struttura a una baby gang quando è stato circondato e colpito con violenza. L’aggressione gli ha provocato la rottura del setto nasale e una lesione al bulbo oculare, rendendo necessario il ricorso alle cure mediche. Un intervento svolto nel rispetto del proprio ruolo, che si è trasformato in pochi istanti in un incubo, davanti agli occhi di clienti e passanti.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri del nucleo radiomobile, che hanno avviato gli accertamenti di competenza per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti e individuare i responsabili. L’episodio, tuttavia, si inserisce in un contesto più ampio di crescente tensione e di ripetuti segnali di degrado e violenza giovanile nell’area di Miano e del centro commerciale La Birreria, già in passato al centro di segnalazioni e preoccupazioni da parte dei cittadini.
A commentare l’accaduto è intervenuto Giuseppe Alviti, presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Guardie Particolari Giurate, che ha parlato senza mezzi termini di una vera e propria emergenza sicurezza. Secondo Alviti, l’aggressione di Miano rappresenta solo l’ennesimo episodio di quella che definisce una “macelleria sociale” ai danni degli operatori della vigilanza privata, sempre più esposti a rischi elevatissimi senza adeguate tutele.
Il presidente nazionale delle guardie particolari giurate ha collegato quanto avvenuto a Miano a una situazione nazionale preoccupante, ricordando anche recenti fatti di cronaca che hanno visto operatori della sicurezza perdere la vita o subire gravi conseguenze a causa di condizioni di lavoro ritenute inadeguate. Alviti ha richiamato l’attenzione sulle carenze nell’applicazione delle norme previste dal Decreto Legislativo 81 del 2008 in materia di salute e sicurezza sul lavoro, denunciando turni massacranti, scarse protezioni e compensi spesso insufficienti rispetto ai rischi affrontati.
Nel suo intervento, Alviti ha annunciato di aver avviato una diffida rivolta a tutti i punti McDonald’s presenti sul territorio nazionale, chiedendo un’immediata presa di coscienza sulla necessità di garantire la tutela fisica e giuridica degli operatori della vigilanza impiegati presso queste strutture. Una richiesta che punta a ottenere condizioni di lavoro più sicure, presidi adeguati e un rafforzamento delle misure di prevenzione, soprattutto in contesti considerati sensibili.
Per quanto riguarda la situazione specifica di Miano, il presidente dell’associazione ha formalmente chiesto al prefetto di Napoli un potenziamento straordinario della presenza delle forze dell’ordine nell’area. Secondo Alviti, il quartiere sarebbe da tempo vittima non solo della criminalità organizzata, ma anche di baby gang sempre più aggressive e imprevedibili, capaci di creare un clima di insicurezza diffusa e di mettere a rischio lavoratori e cittadini.
L’episodio avvenuto al McDonald’s della Birreria riaccende così il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di aggregazione, frequentati quotidianamente da famiglie, giovani e turisti. Una vicenda che solleva interrogativi urgenti sul ruolo della vigilanza privata, sui limiti operativi degli addetti e sulla necessità di un coordinamento più efficace con le forze dell’ordine.
A Miano, come in altre zone della periferia nord di Napoli, cresce la preoccupazione tra residenti e commercianti, che chiedono interventi concreti per contrastare il fenomeno delle baby gang e garantire condizioni di vivibilità e sicurezza. L’aggressione al vigilante rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme, una ferita aperta che richiama istituzioni, aziende e autorità competenti a una responsabilità condivisa.
In attesa che le indagini facciano piena luce sull’accaduto e che vengano individuati i responsabili, resta l’immagine di un lavoratore lasciato solo di fronte alla violenza, simbolo di una fragilità strutturale che non può più essere ignorata. A Miano, come altrove, la sicurezza non può essere affidata al coraggio individuale, ma deve diventare una priorità concreta e condivisa.

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