Ancora un episodio di violenza giovanile scuote la periferia nord di Napoli e riporta l’attenzione sul fenomeno delle baby gang che continua a destare forte preoccupazione tra residenti, famiglie e istituzioni. Nella zona di Scampia, nei pressi dello stadio comunale dedicato ad Antonio Landieri, vittima innocente della camorra durante la prima faida che sconvolse il quartiere, un ragazzino di soli dodici anni è stato vittima di una brutale aggressione da parte di un gruppo di coetanei, apparentemente più piccoli di lui, che lo hanno accerchiato mentre stava giocando a pallone in strada. I giovanissimi aggressori gli hanno sottratto con la forza il telefono cellulare, impedendogli ogni reazione e approfittando della sua solitudine.
Il gruppo, dopo aver preso possesso del dispositivo, non riuscendo a sbloccarlo, ha deciso di disfarsene con un gesto sprezzante e umiliante, gettandolo in un cassonetto dei rifiuti tra le risate e le derisioni generali. Non paghi del gesto, i ragazzi hanno invitato la vittima a recuperare da solo il telefono dalla spazzatura, sottolineando con atteggiamenti intimidatori il completo disprezzo nei confronti del coetaneo che, rimasto spaventato e disorientato, non ha potuto far altro che rientrare a casa e raccontare l’accaduto ai propri familiari.
L’episodio ha immediatamente destato sconcerto tra i residenti della zona e alimentato un clima di crescente preoccupazione per l’aumento di episodi legati a giovanissimi che, in branco, si rendono protagonisti di comportamenti aggressivi e criminali. Le famiglie parlano di una vera e propria emergenza educativa, in cui la perdita di punti di riferimento, la mancanza di luoghi di aggregazione sani e l’assenza di controllo contribuiscono a creare un terreno fertile per lo sviluppo di dinamiche violente. La paura è che si consolidi una nuova generazione abituata a rapportarsi con la sopraffazione e l’intimidazione già in età precoce.
Il quartiere di Scampia, già segnato da anni di cronaca legata a episodi di criminalità organizzata, si trova oggi a fare i conti con una piaga diversa ma non meno allarmante, quella della devianza giovanile che sembra crescere e diffondersi rapidamente. Gli abitanti chiedono più sicurezza, maggiori controlli nelle strade e, soprattutto, interventi mirati a sostenere i ragazzi con progetti educativi e sociali in grado di sottrarli a dinamiche pericolose. Le associazioni del territorio ribadiscono da tempo la necessità di investire nelle periferie, creando opportunità e percorsi alternativi che possano indirizzare le energie dei più giovani verso lo sport, la cultura e la formazione.
La vicenda del dodicenne, per fortuna, non ha avuto conseguenze fisiche gravi, ma lascia il segno per la violenza psicologica subita e per il segnale che invia a tutta la comunità. Non si tratta di un caso isolato ma di un ulteriore tassello di un mosaico che racconta una Napoli sempre più segnata dal fenomeno delle baby gang, capaci di imporre la loro presenza con atti di bullismo, rapine, violenze e comportamenti aggressivi che creano insicurezza diffusa. La paura delle famiglie è che i più piccoli possano rimanere vittime o, peggio, emulare certi atteggiamenti, contribuendo a rafforzare un circolo vizioso che rischia di diventare incontrollabile.
La memoria di Antonio Landieri, giovane vittima innocente della camorra a cui è intitolato lo stadio della zona, rende ancora più simbolico il luogo in cui è avvenuto l’episodio, ricordando come Scampia continui a lottare per affermare la cultura della legalità e della convivenza civile contro la violenza e l’illegalità che tentano di imporre la loro legge. Le famiglie del quartiere chiedono che non cali il silenzio su quanto accaduto e che le istituzioni locali e nazionali non ignorino i segnali di allarme che arrivano dalle strade, perché intervenire subito può significare salvare non solo le vittime ma anche i giovani autori di simili episodi, spesso già abbandonati a sé stessi in un contesto difficile.

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