La città di Napoli sta vivendo oggi una delle giornate più intense e partecipate sul fronte delle mobilitazioni sociali e politiche, con una marea di persone situata in piazza Garibaldi per la seconda giornata di protesta nazionale indetta dai sindacati di base. Una folla eterogenea, composta da giovani studenti, lavoratori, famiglie e attivisti, ha risposto all’appello delle organizzazioni che hanno proclamato lo sciopero generale contro il genocidio in Palestina, contro la fornitura di armi ad Israele, contro l’economia di guerra e l’aumento delle spese militari, ma anche contro lo sfruttamento sul lavoro che, secondo i promotori, si accentua sempre di più nel contesto attuale.
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| Foto Fanpage |
A dare testimonianza della portata della manifestazione ci sono le immagini diffuse da Diego Di Flora, noto direttore artistico di eventi come il Napoli Pride, che ha scelto di essere in piazza insieme a Veronica Simioli per sostenere la causa. “Non sono le parole a dover far rumore ma i gesti, anche i più semplici, come essere in piazza oggi – ha dichiarato Di Flora – la mia presenza è un atto di solidarietà verso chi soffre a causa di violenze, occupazione e ingiustizie. Credo fermamente che la pace non possa esistere senza giustizia, e che il silenzio di fronte a tutto ciò sia complicità”. Una posizione forte che ha trovato eco tra i manifestanti, molti dei quali hanno voluto sottolineare la necessità di alzare la voce di fronte a quello che viene percepito come un dramma umanitario senza precedenti.
La protesta si è articolata con un corteo partito da piazza Mancini intorno alle ore 10, diretto verso la stazione centrale di Napoli. Lungo il percorso non sono mancati slogan, cori e striscioni a favore della pace e contro le politiche di guerra. L’arrivo a piazza Garibaldi ha segnato un momento molto acceso, quando migliaia di manifestanti hanno fatto irruzione nello scalo ferroviario, cercando di bloccare simbolicamente la circolazione dei treni. La Polizia ferroviaria ha provato a chiudere le porte di ingresso per contenere la folla, ma dopo vari tentativi i manifestanti sono riusciti a entrare e a occupare i binari. “Se non si ferma il genocidio noi fermiamo il paese” è stata la frase scandita con forza dai presenti, a voler sottolineare l’intento politico e simbolico di un’azione che ha trovato visibilità anche a livello nazionale. Dopo alcuni minuti di presidio sui binari, il corteo ha lasciato la stazione ed è tornato a sfilare verso il centro cittadino, mantenendo comunque alta la tensione e l’attenzione pubblica.
Il contesto della giornata non è nuovo: dopo l’agitazione del 19 settembre, si tratta della seconda giornata consecutiva di protesta nazionale indetta dai sindacati di base come Usb, Cub, Adl e Sgb. Lo sciopero generale proclamato per l’intera giornata di oggi, lunedì 22 settembre, potrebbe coinvolgere tutti i settori pubblici e privati, dalla scuola ai trasporti, dall’istruzione alla ricerca, fino a gran parte dei comparti produttivi. A Napoli, come nel resto d’Italia, i servizi essenziali sono garantiti solo in parte, con disagi per i cittadini e difficoltà di spostamento in una città già alle prese con eventi di rilievo che hanno reso ancora più complicata la mobilità.
La partecipazione a piazza Garibaldi è massiccia e sta dimostrando ancora una volta come Napoli sappia farsi cuore pulsante delle mobilitazioni nazionali, con la sua tradizione di città che da sempre si schiera dalla parte dei diritti, della pace e della giustizia sociale. La folla colorata, con bandiere, cartelli e slogan, ha trasformato il cuore della città in un grande palcoscenico di solidarietà internazionale, ribadendo che la pace, per esistere, ha bisogno di giustizia e che nessun silenzio può essere considerato neutrale di fronte a ciò che accade nel mondo.
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