C'è una Napoli che durante l'estate soffre più delle altre. Non si tratta soltanto di una sensazione percepita dai residenti, ma di un dato che emerge chiaramente dalle analisi condotte sulle temperature urbane e sulle condizioni socioeconomiche dei quartieri cittadini. Lo studio mette infatti in evidenza una realtà ormai sempre più evidente: le zone più fragili dal punto di vista sociale sono anche quelle che registrano le temperature più elevate durante le ondate di calore.
Tra queste c'è anche Secondigliano, che insieme a Scampia, Miano e ad altri quartieri dell'area nord della città figura tra le aree maggiormente esposte al fenomeno delle cosiddette "isole di calore urbane". Una condizione che rende particolarmente difficili le giornate estive per migliaia di famiglie.
Secondo i dati analizzati, Secondigliano raggiunge una temperatura al suolo di circa 44 gradi e presenta un indice di disagio socioeconomico (Idise) pari a 104, valore superiore alla media cittadina. Si tratta di uno dei livelli più alti registrati a Napoli e rappresenta una situazione definita dagli esperti di "doppia vulnerabilità": al caldo estremo si sommano infatti condizioni economiche e sociali più difficili rispetto ad altre zone della città.
Lo studio evidenzia come i quartieri più caldi di Napoli abbiano un Idise medio pari a 102,2, mentre quelli più freschi si fermano a 97,9. Una differenza che può sembrare contenuta ma che, trattandosi di un indice normalizzato su base 100, rappresenta uno scarto significativo e fotografa una distribuzione delle fragilità tutt'altro che casuale.
Oltre a Secondigliano, nella stessa situazione si trovano San Pietro a Patierno, Miano, Scampia, San Lorenzo, Barra e Pendino. Tutti quartieri che registrano temperature comprese tra i 43 e i 44 gradi e valori dell'indice di disagio superiori a 103.
Complessivamente sono quasi 200 mila i cittadini che vivono in queste aree della città, costretti ogni estate a fare i conti con temperature particolarmente elevate e con una minore disponibilità di risorse economiche e servizi.
Il fenomeno delle isole di calore urbane è ormai conosciuto dagli esperti. Le vaste superfici asfaltate, gli edifici molto ravvicinati, la scarsità di alberature e di aree verdi fanno sì che il calore venga assorbito durante il giorno e rilasciato lentamente anche nelle ore serali, mantenendo elevate le temperature e rendendo difficile il raffrescamento naturale degli ambienti.
Nei quartieri più densamente urbanizzati questo fenomeno risulta ancora più marcato. A ciò si aggiungono abitazioni spesso costruite diversi decenni fa, con un isolamento termico limitato, e una minore possibilità, per molte famiglie, di utilizzare impianti di climatizzazione a causa degli elevati costi energetici.
Secondigliano rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa situazione. Durante le giornate più torride dell'estate, numerosi residenti raccontano da anni di appartamenti che diventano particolarmente caldi già nelle prime ore del pomeriggio e che faticano a raffreddarsi anche durante la notte.
Le temperature elevate incidono soprattutto sulle categorie più fragili, come anziani, bambini, persone con patologie croniche e cittadini che vivono da soli. Per queste fasce della popolazione le ondate di calore rappresentano un rischio concreto per la salute e richiedono particolare attenzione.
Il confronto con le aree collinari della città è netto.
Quartieri come il Vomero e l'Arenella registrano infatti temperature sensibilmente inferiori, rispettivamente intorno ai 40 e ai 38 gradi, accompagnate anche da valori di disagio socioeconomico decisamente più bassi.
Secondo gli esperti, diversi fattori contribuiscono a questa differenza: la maggiore altitudine, una presenza più consistente di alberature e spazi verdi, una diversa conformazione urbanistica e, in molti casi, una migliore qualità degli edifici e una maggiore disponibilità economica delle famiglie, che possono dotarsi più facilmente di sistemi di climatizzazione.
Lo studio mette quindi in evidenza come il cambiamento climatico non produca effetti uniformi all'interno della stessa città, ma colpisca con maggiore intensità proprio i territori che già convivono con maggiori difficoltà sociali.
Per molti residenti di Secondigliano, Scampia e Miano questa fotografia rappresenta la conferma di una realtà vissuta quotidianamente durante i mesi estivi. Le alte temperature si sommano infatti ad altre criticità urbane, rendendo ancora più complessa la qualità della vita nei periodi di caldo intenso.
Negli ultimi anni il tema della rigenerazione urbana è diventato centrale anche in relazione ai cambiamenti climatici. L'incremento delle aree verdi, la piantumazione di nuovi alberi, la riqualificazione degli spazi pubblici, l'utilizzo di materiali capaci di assorbire meno calore e gli interventi di efficientamento energetico degli edifici rappresentano alcune delle strategie individuate per contrastare il fenomeno delle isole di calore.
Lo studio conferma ancora una volta che il cambiamento climatico non è soltanto una questione ambientale, ma anche sociale. A Napoli, infatti, il luogo in cui si vive continua a influenzare in maniera significativa anche l'esposizione agli effetti delle ondate di calore.
Per quartieri come Secondigliano, Scampia e Miano la sfida riguarda quindi non solo la gestione delle emergenze climatiche, ma anche la necessità di investire in interventi strutturali capaci di migliorare la qualità urbana, aumentare gli spazi verdi e ridurre le disuguaglianze che, ancora oggi, rendono alcune zone della città più vulnerabili di altre.

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