Un terremoto giudiziario senza precedenti scuote Secondigliano e Napoli. Quella che avrebbe dovuto essere una struttura di tutela e protezione dei cittadini si sarebbe trasformata, secondo gli inquirenti, in una gigantesca centrale clandestina di informazioni riservate. Una vera e propria rete organizzata composta da poliziotti, funzionari pubblici infedeli, investigatori privati e intermediari, accusata di aver violato sistematicamente le banche dati dello Stato per vendere informazioni sensibili a pagamento.
L’inchiesta, culminata nelle ultime ore con l’emissione di 29 misure cautelari, ha fatto emergere numeri impressionanti. Le indagini parlano infatti di centinaia di migliaia di accessi abusivi effettuati tra il 2020 e il 2022 da appartenenti alle forze dell’ordine in servizio proprio presso il commissariato di Secondigliano. Un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe funzionato come un vero e proprio “bancomat delle informazioni”, con tanto di listino prezzi, clienti abituali e perfino fatture false per coprire il giro d’affari.
Al centro dell’inchiesta figurano Piermassimo Caiazzo e Alfonso Auletta, due poliziotti all’epoca dei fatti in servizio nel commissariato di Secondigliano. Gli investigatori hanno ricostruito un quadro inquietante: uno dei due avrebbe effettuato 677.404 accessi abusivi alle banche dati, mentre l’altro ne avrebbe totalizzati 131.592. Numeri enormi, che hanno immediatamente acceso i riflettori degli organi investigativi e che hanno portato alla scoperta di un’organizzazione molto più vasta e articolata di quanto inizialmente ipotizzato.
A far partire l’indagine sarebbe stata una segnalazione dell’INPS, insospettito da accessi quotidiani considerati anomali e sproporzionati rispetto alle normali attività di servizio. Da lì gli investigatori hanno iniziato a scavare, portando lentamente alla luce un autentico vaso di Pandora. Le verifiche hanno infatti consentito di individuare una rete ramificata che coinvolgeva diversi pubblici ufficiali e soggetti privati interessati ad acquistare informazioni sensibili.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, a Napoli il punto di riferimento dell’organizzazione sarebbe stato Giovanni Maddaluno, appartenente alla squadra mobile del capoluogo partenopeo. Attorno a lui ruotava un sistema strutturato con logiche quasi imprenditoriali, nel quale ogni informazione aveva un prezzo preciso. L’accesso alla banca dati SDI del Ministero dell’Interno, considerato il servizio più delicato ed esclusivo, veniva pagato 25 euro a consultazione. Per le visure INPS, invece, il costo oscillava tra i 6 e gli 11 euro a seconda del documento richiesto.
Gli investigatori parlano di un’organizzazione capace di operare come una vera azienda illegale specializzata nel commercio di dati riservati. Ogni operazione sarebbe stata registrata e catalogata. Le informazioni raccolte venivano archiviate su supporti informatici, spesso pennette USB, poi consegnate agli intermediari dell’organizzazione. In alcuni casi, secondo quanto emerso, avrebbe partecipato anche il figlio di Maddaluno, Francesco.
Nel corso delle indagini è emersa anche una dichiarazione spontanea di Piermassimo Caiazzo, che avrebbe riferito agli investigatori di essere stato contattato direttamente da Francesco Maddaluno per ottenere informazioni in un giorno in cui Alfonso Auletta non era presente al lavoro. Un dettaglio che, secondo l’accusa, confermerebbe l’esistenza di una rete ben organizzata e perfettamente funzionante.
L’inchiesta ha inoltre rivelato che le informazioni rubate non riguardavano soltanto persone comuni. Tra gli spiati figurerebbero personaggi famosi, manager di grandi aziende, imprenditori, professionisti e volti noti del mondo dello spettacolo e dello sport. Nel lunghissimo elenco compaiono infatti il cantante Alex Britti, l’attrice Lory Del Santo, l’ex portiere dell’Inter Alex Cordaz e lo stilista Alberto Del Biondi. Ma non solo. Nel mirino sarebbero finiti anche dirigenti di grandi gruppi industriali, componenti dei board di aziende strategiche italiane e manager collegati a colossi internazionali.
Gli inquirenti sono arrivati agli “spiati eccellenti” attraverso un lungo e minuzioso lavoro di analisi su migliaia di dati acquisiti illecitamente. Incrociando codici fiscali e richieste di accesso, gli investigatori hanno ricostruito parte della clientela e dei soggetti monitorati illegalmente.
Un altro elemento centrale dell’indagine riguarda le società di investigazione privata coinvolte nel sistema. Gli investigatori hanno concentrato l’attenzione su una società riconducibile ai fratelli Sole, con sede in Emilia Romagna, già finita in passato al centro di altre vicende giudiziarie e giornalistiche. Sarebbero state proprio alcune agenzie investigative a richiedere dossier, informazioni patrimoniali, precedenti di polizia, dati fiscali e documenti previdenziali da utilizzare per finalità private o commerciali.
Le accuse contestate agli indagati sono pesantissime: associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Le misure cautelari eseguite nelle ultime ore comprendono quattro arresti in carcere, sei ai domiciliari e diciannove obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.
Tra gli indagati compare anche Giuliano Schiano, già coinvolto nell’inchiesta Equalize. All’epoca dei fatti era appuntato della Guardia di Finanza in servizio presso la Direzione Investigativa Antimafia di Lecce. In questo procedimento viene contestata una singola consultazione abusiva e, nei suoi confronti, il gip non ha disposto alcuna misura cautelare.
Uno degli aspetti più inquietanti dell’intera vicenda riguarda il volume economico del presunto business illegale. Gli investigatori hanno sequestrato documenti contenenti un vero e proprio tariffario dettagliato, con generalità, codici fiscali delle persone controllate, tipo di informazione richiesta e relativo costo. Ogni accertamento aveva un prezzo preciso: dai 6 euro per alcune visure fino ai 25 euro per gli accessi più delicati alla banca dati SDI.
Secondo gli investigatori, il numero complessivo degli accessi avrebbe raggiunto quota un milione e mezzo, delineando un giro d’affari enorme. Contestualmente alle misure cautelari, sono stati eseguiti sequestri patrimoniali per circa 1,3 milioni di euro.
La vicenda ha inevitabilmente provocato enorme clamore non solo a Secondigliano ma in tutta Italia. Colpisce soprattutto il fatto che le violazioni sarebbero state commesse proprio da soggetti che, per ruolo istituzionale, avrebbero dovuto garantire la sicurezza e la riservatezza delle informazioni dei cittadini. Una ferita profonda per la fiducia nelle istituzioni, aggravata dall’enorme quantità di dati sottratti e commercializzati illegalmente.
L’inchiesta potrebbe inoltre allargarsi ulteriormente nelle prossime settimane. Gli investigatori stanno infatti continuando ad analizzare il materiale sequestrato, incluse le memorie digitali e i supporti informatici utilizzati per archiviare e trasferire i dati. Non si esclude che possano emergere altri nomi eccellenti tra gli spiati o nuovi soggetti coinvolti nella rete.
A Secondigliano la notizia si è diffusa rapidamente, generando incredulità e rabbia tra i residenti. Il quartiere, già troppo spesso associato a fatti di cronaca nera e vicende giudiziarie, si ritrova nuovamente al centro dell’attenzione nazionale per uno scandalo che coinvolge direttamente pezzi dello Stato e il delicatissimo tema della privacy dei cittadini.
La sensazione, leggendo gli atti dell’inchiesta, è quella di trovarsi davanti a un sistema consolidato e rodato, nel quale l’accesso ai dati sensibili sarebbe diventato una pratica quasi ordinaria, alimentata dalla domanda crescente di informazioni riservate provenienti da investigatori privati, società commerciali e altri soggetti interessati a ottenere dossier completi su persone comuni e personaggi noti.
Ora sarà la magistratura a fare piena luce su ogni responsabilità. Ma intanto questa indagine rappresenta già uno dei casi più clamorosi degli ultimi anni sul fronte dell’accesso abusivo ai sistemi informatici e della vendita illegale di dati sensibili in Italia.

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