Una recinzione trasformata in una trappola, pali della luce pericolanti e un campo da gioco che sembra più una zona di rischio che un luogo di sport. È questa la drammatica fotografia che arriva dal Rione Gescal di Secondigliano, dove un video-denuncia sta facendo rapidamente il giro del web, riaccendendo i riflettori sulle condizioni delle strutture pubbliche nelle periferie di Napoli.
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| Foto Cronache della Campania |
A documentare tutto è stato Angelo Maurizio Tortora, volto noto nel quartiere e punto di riferimento per tanti giovani, che ha raccolto immagini e testimonianze per portarle all’attenzione del deputato Francesco Emilio Borrelli. Quello che emerge è un quadro definito da molti come un vero e proprio “bollettino di guerra”, dove il degrado non è solo estetico ma rappresenta un concreto pericolo per l’incolumità di chi frequenta quotidianamente l’area.
Le immagini parlano chiaro: le ringhiere che delimitano il campo risultano distrutte e deformate, con parti metalliche taglienti che sporgono verso l’interno, trasformandosi di fatto in lame potenzialmente pericolose. Non si tratta di un rischio teorico: secondo quanto raccontato, diversi ragazzini avrebbero già riportato ferite durante le attività sportive, semplicemente entrando in contatto con queste strutture deteriorate.
Ma non è tutto. Il terreno di gioco presenta un asfalto completamente sgretolato, dal quale emergono tondini di ferro appartenenti alla struttura interna. Una caduta, in queste condizioni, può trasformarsi in un incidente serio, con conseguenze ben più gravi di una semplice escoriazione. A completare il quadro, pali dell’illuminazione instabili e impianti ormai fuori uso, che rendono l’area ancora più insicura nelle ore serali.
In questo contesto, a colpire maggiormente sono le parole dei giovani del quartiere. Nel video, infatti, sono proprio loro a lanciare un appello diretto, semplice ma potentissimo: chiedono solo di poter giocare a calcio in sicurezza. “Se ci aggiustate il campo, vi facciamo vedere come giochiamo”, dicono, sottolineando come spesso vengano criticati per l’uso eccessivo dei telefoni, quando in realtà mancano alternative concrete e sicure per trascorrere il tempo libero.
Un messaggio che va oltre il singolo episodio e che tocca un tema molto più ampio: quello del diritto allo sport e agli spazi di aggregazione nelle periferie. In assenza di strutture adeguate, infatti, il rischio è quello di lasciare intere generazioni senza punti di riferimento, alimentando isolamento sociale e disinteresse verso attività sane e formative.
La denuncia è stata immediatamente raccolta da Francesco Emilio Borrelli, che ha parlato senza mezzi termini di una situazione inaccettabile. Secondo il parlamentare, il campetto del Rione Gescal rappresenta un simbolo evidente dell’abbandono istituzionale, un luogo che dovrebbe favorire l’inclusione e la crescita dei giovani ma che invece si è trasformato in una potenziale trappola.
Borrelli ha chiesto interventi urgenti e concreti, sottolineando come non sia più tollerabile rimandare. Tra le priorità indicate: la messa in sicurezza immediata delle ringhiere, la sostituzione delle strutture danneggiate come porte e panchine, e il rifacimento del manto di gioco, possibilmente con erba sintetica per garantire maggiore sicurezza e durabilità.
Non solo. Il deputato ha anche aperto alla possibilità di coinvolgere direttamente cittadini e associazioni locali, nel caso in cui le istituzioni non riuscissero a intervenire in tempi rapidi. Una proposta che evidenzia quanto sia forte il senso di urgenza attorno a questa vicenda.
Il caso del Rione Gescal riporta al centro del dibattito un tema spesso sottovalutato: la manutenzione degli spazi pubblici nelle periferie urbane. Non si tratta solo di decoro, ma di sicurezza, dignità e opportunità. Un campo sportivo in condizioni adeguate può diventare un presidio sociale fondamentale, capace di tenere lontani i giovani da contesti negativi e di offrire alternative concrete.
Al contrario, quando questi spazi vengono lasciati all’incuria, il messaggio che passa è opposto: abbandono, disinteresse e mancanza di prospettive. Ed è proprio questo che i ragazzi di Secondigliano stanno cercando di evitare, alzando la voce e chiedendo semplicemente ciò che dovrebbe essere garantito: un luogo sicuro dove crescere, giocare e sognare.
La speranza ora è che l’eco mediatico generato dal video e dalle denunce possa tradursi in azioni concrete. Perché dietro quelle immagini non ci sono solo strutture fatiscenti, ma storie, aspirazioni e il futuro di una comunità intera che chiede di non essere dimenticata.

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