Momenti di forte tensione a Napoli, dove nel pomeriggio si è acceso lo scontro tra manifestanti e forze dell’ordine durante il corteo contro l’iniziativa sulla cosiddetta “remigrazione”, organizzata da ambienti della destra estrema. Una giornata ad alta intensità, segnata da proteste, blocchi stradali e disagi alla circolazione, con il cuore degli eventi concentrato tra piazza Carlo III e la zona di Capodichino.
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| Foto Il Mattino |
Tutto è iniziato nel pomeriggio, intorno alle 16:30, quando centinaia di attivisti hanno dato vita a un corteo di protesta partito da piazza Carlo III. In strada diverse realtà sociali e politiche, tra cui sindacati e associazioni antifasciste, insieme a collettivi studenteschi e movimenti come la rete No Kings. Lo slogan che ha aperto la manifestazione è stato chiaro e diretto: “Napoli è antifascista”, accompagnato da striscioni e cartelli contro guerra, discriminazioni e politiche migratorie restrittive.
Nel frattempo, a pochi chilometri di distanza, presso il Millennium Gold Hotel, si stava svolgendo il convegno sulla “remigrazione”, un tema altamente controverso che ha attirato forti critiche. Tra i partecipanti annunciati anche esponenti politici come Gennaro Sangiuliano e Gianluca Cantalamessa, oltre a rappresentanti di movimenti riconducibili all’area della destra radicale.
Il clima si è fatto via via più teso con l’avvicinarsi del corteo alla zona dell’evento. Intorno alle 18:30, all’altezza di viale Umberto Maddalena, i manifestanti hanno tentato di forzare il cordone delle forze dell’ordine, schierate in assetto antisommossa per proteggere l’area dell’hotel. Un momento delicato, in cui la situazione ha rischiato di degenerare.
Secondo quanto ricostruito, alcuni manifestanti avrebbero utilizzato materassini gonfiabili come scudi improvvisati, cercando di avanzare verso lo sbarramento. In risposta, le forze dell’ordine hanno contenuto la pressione senza ricorrere a cariche, mantenendo la linea e impedendo il contatto diretto con la zona sensibile. Durante la tensione, sarebbero stati lanciati anche gavettoni e utilizzati fucili ad acqua contro il cordone di polizia.
Una parte delle organizzazioni inizialmente presenti, come CGIL e ANPI, ha deciso di defilarsi prima che la situazione degenerasse, prendendo le distanze dalle azioni più radicali e mantenendo una posizione di protesta pacifica.
Intanto, la città ha subito pesanti ripercussioni sul piano della viabilità. Su disposizione della Questura, sono stati chiusi gli svincoli della Tangenziale di Napoli all’altezza della Doganella, in entrambe le direzioni, già a partire dalle 16:30. Successivamente è stata interdetta anche la circolazione su viale Umberto Maddalena, creando un vero e proprio caos traffico in tutta l’area nord della città.
Il dispositivo di sicurezza è stato imponente: circa un centinaio di agenti schierati per garantire l’ordine pubblico e prevenire eventuali incursioni verso la sede del convegno. Una presenza massiccia, che testimonia la delicatezza della situazione e il timore di possibili escalation.
Al centro della protesta c’è il tema della “remigrazione”, una proposta che prevede il ritorno nei Paesi di origine degli immigrati, anche regolari, attraverso incentivi o misure più restrittive. Un’idea che i promotori definiscono come evoluzione dei programmi di rimpatrio assistito, ma che viene duramente contestata da ampie fasce della società civile, che la considerano discriminatoria e in contrasto con i principi costituzionali.
La scelta della data ha ulteriormente alimentato le polemiche. L’evento, infatti, si è tenuto alla vigilia del Festa della Liberazione, una ricorrenza simbolica per la città di Napoli, insignita della medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza. Proprio questo elemento è stato definito da molti come un “affronto”, capace di accendere ulteriormente gli animi.
Dal fronte politico e sindacale sono arrivate prese di posizione molto nette. Esponenti della sinistra e del mondo del lavoro hanno ribadito la vocazione accogliente e multiculturale della città, sottolineando come iniziative di questo tipo non rappresentino i valori storici e sociali del territorio.
Dall’altra parte, chi ha partecipato al convegno ha difeso il diritto al confronto e al dibattito, sostenendo che affrontare il tema dell’immigrazione sia necessario, anche attraverso posizioni controverse.
Il risultato è stato un pomeriggio ad alta tensione, che ha riportato al centro del dibattito pubblico temi profondi e divisivi come immigrazione, sicurezza e identità. Napoli, ancora una volta, si è trovata al crocevia di visioni opposte, con la piazza che si conferma luogo di confronto ma anche di scontro.
La situazione, in serata, è tornata progressivamente alla calma, ma resta alta l’attenzione delle forze dell’ordine. Gli eventi delle ultime ore dimostrano quanto il clima sociale possa rapidamente surriscaldarsi quando entrano in gioco temi sensibili e polarizzanti.
Resta ora da capire se quanto accaduto porterà a ulteriori sviluppi sul piano politico e sociale, o se si tratterà di un episodio isolato. Di certo, la giornata ha lasciato un segno forte nella città, tra tensioni, disagi e una domanda che resta aperta: come conciliare libertà di espressione e ordine pubblico in un contesto sempre più complesso.

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