Cresce di ora in ora l’attesa per il grande presidio No NATO annunciato a Capodichino per sabato 4 aprile, una mobilitazione che si preannuncia tra le più partecipate degli ultimi anni nei quartieri della periferia nord di Napoli. L’appuntamento, fissato alle ore 11 in piazza Di Vittorio, coincide con il 77° anniversario della NATO e si inserisce in una giornata di proteste nazionali contro la guerra, contro il riarmo e contro la presenza militare Usa-NATO in Italia. La notizia, rilanciata anche dal portale Periferiamonews, ha già iniziato a circolare sui social e nei gruppi territoriali, attirando l’attenzione di cittadini, collettivi studenteschi, movimenti pacifisti e realtà politiche che da mesi denunciano una crescente militarizzazione del territorio napoletano.
A Capodichino, area già fortemente segnata dalla presenza della Naval Support Activity Naples, una delle basi statunitensi più importanti del Mediterraneo, il presidio viene vissuto come un momento cruciale per riportare al centro del dibattito pubblico la connessione tra geopolitica internazionale e condizioni di vita nei quartieri popolari. In queste ore, numerosi promotori spiegano che la scelta di organizzare una mobilitazione proprio qui non è casuale: la zona di Capodichino rappresenta un punto strategico, ma anche un luogo dove convivono, spesso in modo caotico, traffico aereo civile e militare, attività logistiche, spazi urbanizzati senza continuità, strade congestionate e quartieri densamente abitati come Secondigliano, San Pietro a Patierno, Miano e la stessa area di Scampia. Sono territori che negli anni hanno visto crescere infrastrutture e presenze militari senza un reale confronto con i residenti, mentre permane una cronica carenza di servizi essenziali.
Il testo di convocazione parla apertamente di “territorio militarizzato”, di “quartieri dimenticati” e di una presenza crescente di strutture collegate alla NATO e agli Stati Uniti. I promotori sottolineano il peso che queste installazioni avrebbero in termini ambientali, di sicurezza, di gestione degli spazi e di impatto sociale. In questa mobilitazione, la protesta contro la guerra si intreccia con la richiesta di investimenti in lavoro, sanità pubblica, scuola, welfare locale e mobilità, temi centrali per chi vive ogni giorno le periferie. Il messaggio è chiaro: mentre aumentano le spese per armi e missioni militari, le comunità della periferia nord continuano a fare i conti con problemi concreti come disoccupazione giovanile, abbandono scolastico, trasporti insufficienti, mancanza di strutture culturali e difficoltà economiche sempre più diffuse.
Il presidio di Capodichino non sarà solo un raduno locale, ma fa parte di una rete più ampia di iniziative coordinate a livello nazionale. Oltre alla presenza di movimenti storicamente attivi nelle lotte pacifiste, l’iniziativa vedrà la partecipazione di docenti universitari, reti studentesche, realtà civiche, associazioni e comitati che negli ultimi mesi si sono mobilitati soprattutto per le questioni internazionali, come la guerra in Medio Oriente e i conflitti in Europa dell’Est. Le sigle aderenti sono numerose e vanno dal Coordinamento Nazionale No Nato a Uniti contro la guerra, da Docenti per Gaza al Comitato Pace e Disarmo, passando per Rifondazione Comunista, Italia-Cuba, Sinistra Anticapitalista, l’Unione degli Studenti Campania e varie realtà di Autonomia Studentesca e Culturale. Una rete ampia e trasversale, che ha l’obiettivo di portare il tema della pace e della sovranità delle comunità locali nelle strade, nei quartieri e nei luoghi più periferici rispetto ai centri istituzionali.
La scelta di Capodichino come luogo simbolico della protesta punta anche a evidenziare il ruolo dell’area napoletana all’interno delle strategie militari internazionali. La NSA Naples rappresenta da anni una delle strutture militari più rilevanti per il controllo delle operazioni navali americane nel Mediterraneo e nella macro-area euro-africana. Qui transitano informazioni, personale, risorse e strategie che influenzano gli equilibri della regione. E mentre il mondo discute di tensioni globali e investimenti in difesa, i quartieri circostanti convivono con l’impatto di queste presenze in modo quasi silenzioso, spesso senza che i cittadini ne comprendano realmente le implicazioni.
Per molti abitanti della zona nord, il presidio del 4 aprile diventa quindi un’occasione per affermare un disagio che va oltre la contestazione antimilitarista. Molti dei residenti sentono la distanza tra le grandi questioni politiche e le difficoltà quotidiane: una distanza che la mobilitazione cerca di accorciare mettendo in relazione la presenza militare con le carenze strutturali del territorio. Per molti giovani, anche per gli studenti che vivono ogni giorno la precarietà delle scuole della zona, la protesta rappresenta un momento di partecipazione attiva, una possibilità di prendere parola su temi che spesso vengono percepiti come lontani ma che in realtà si intrecciano con il futuro della città.
Gli organizzatori sostengono che la militarizzazione del territorio non si misura solo con la presenza fisica delle basi, ma anche attraverso scelte politiche che indirizzano risorse e priorità. La protesta, quindi, vuole far emergere una critica più ampia: mentre si investe in armi, basi, strumenti militari e missioni internazionali, la vita dei quartieri popolari resta ferma, segnata da emergenze sociali sempre più gravi. Secondigliano, Scampia, Miano, San Pietro a Patierno e Casavatore, territori spesso citati solo per cronaca nera o degrado, vengono riportati al centro del discorso politico attraverso una protesta che parla di pace, di diritti, di partecipazione e di qualità della vita.
Il presidio No NATO di sabato potrebbe rivelarsi un momento fondamentale per testare la capacità di mobilitazione dei movimenti napoletani. Negli ultimi giorni, gli appelli sui social hanno registrato centinaia di condivisioni, commenti, interessi e contatti da parte di gruppi cittadini, insegnanti, operatori sociali e studenti. È probabile che la manifestazione attirerà non solo attivisti ma anche semplici cittadini curiosi di comprendere meglio le dinamiche che collegano il territorio a questioni internazionali. L’atmosfera che circonda l’evento ricorda altre mobilitazioni del passato, quando i quartieri popolari della città riuscirono a portare in piazza migliaia di persone attorno a temi di rilevanza nazionale.
Il messaggio che i promotori vogliono far passare è quello di una comunità che alza la testa e torna a rivendicare il diritto di decidere sul proprio territorio. Un territorio che negli anni è stato spesso percepito solo come spazio funzionale alle grandi strategie militari, logistiche e aeroportuali, senza un reale coinvolgimento dei cittadini. Da qui la volontà di organizzare un presidio in una zona che rappresenta uno dei punti più delicati del rapporto tra presenza militare e tessuto urbano.
La mobilitazione del 4 aprile mira anche a creare un ponte simbolico tra ciò che accade a livello internazionale e le esigenze di chi vive nei quartieri popolari, mostrando che la pace non è un concetto astratto ma una condizione concreta che si costruisce con politiche sociali reali e vicine alle persone. L’obiettivo finale è riportare l’attenzione su un modello di sviluppo diverso: meno basato su logiche militari e più orientato alla redistribuzione delle risorse, alla tutela degli spazi pubblici, al sostegno delle scuole, della sanità, del lavoro e dei servizi sociali.
Capodichino si prepara dunque ad accogliere una mobilitazione che promette di essere una delle più significative degli ultimi anni nel panorama antimilitarista napoletano. Il presidio No NATO rappresenta un momento di confronto, di partecipazione e di espressione collettiva, che potrebbe segnare un nuovo capitolo nella relazione tra territorio, cittadini e istituzioni. In un periodo storico in cui i conflitti globali stanno ridefinendo gli equilibri internazionali, la voce dei quartieri popolari vuole tornare a essere protagonista, chiedendo pace, diritti, trasparenza e un futuro più giusto.
.jpg)
Posta un commento
0Commenti