Una notte di paura e devastazione ha segnato l’inizio del nuovo anno a Casoria, dove un incendio divampato poco dopo la mezzanotte ha causato gravi danni a tre automobili, a diverse attività commerciali e alla facciata di un palazzo residenziale. L’episodio si è verificato in via Giordano Bruno, al limite con via San Paolo, nella zona che si affaccia su piazza San Paolo, recentemente intitolata a monsignor Arcangelo Paone, un’area densamente abitata e caratterizzata dalla presenza di numerosi esercizi commerciali di quartiere.
L’allarme è scattato intorno all’una di notte, quando una telefonata ha avvisato la titolare di un negozio di calzature che un’auto stava andando a fuoco proprio davanti alla sua attività. Nel giro di pochi minuti, le segnalazioni si sono moltiplicate: residenti, amici e commercianti della zona hanno iniziato a chiamarsi a vicenda, rendendosi conto che la situazione stava rapidamente degenerando. Le fiamme, secondo una prima ricostruzione, sarebbero partite da un’autovettura parcheggiata lungo la strada, probabilmente a causa dell’esplosione di un fuoco d’artificio utilizzato per i festeggiamenti di Capodanno.
Il rogo si è propagato con estrema velocità, coinvolgendo altre due auto parcheggiate in fila e raggiungendo in breve tempo la facciata del palazzo sovrastante e le attività commerciali al piano strada. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Casoria, che hanno immediatamente avviato le operazioni di messa in sicurezza dell’area e di gestione dell’emergenza, mentre i vigili del fuoco sono stati chiamati a domare un incendio che nel frattempo aveva assunto proporzioni preoccupanti.
Nel cuore della notte, la scena che si è presentata ai primi soccorritori e ai residenti era quella di una strada illuminata a giorno dalle fiamme, con il fuoco che saliva fino ai primi e secondi piani degli edifici. In molti, scesi in strada nonostante il pericolo, hanno tentato disperatamente di limitare i danni. Secchi d’acqua lanciati dai balconi, estintori recuperati in fretta, grida e concitazione hanno accompagnato quei lunghi minuti in cui si è cercato di contenere l’avanzata delle lingue di fuoco in attesa dell’arrivo dei mezzi di soccorso.
Particolarmente colpita è stata l’attività commerciale “Colpo di fulmine”, negozio di calzature molto conosciuto nella zona, gestito da Anna Guerra. Il locale è andato praticamente distrutto. Le fiamme hanno divorato la merce esposta, annerito completamente le pareti, danneggiato irrimediabilmente l’impianto di illuminazione, le vetrine, l’insegna e la parte esterna del negozio. Una devastazione che ha cancellato in pochi istanti anni di sacrifici e di lavoro quotidiano.
«In pochi minuti sono arrivata sul posto e ho visto le fiamme arrivare fino al secondo piano del palazzo», ha raccontato la titolare, ancora sotto shock. «Voglio ringraziare tutto il quartiere per l’aiuto e la vicinanza. In tanti hanno fatto il possibile per spegnere l’incendio e per starmi accanto in questi momenti terribili. Al momento non sappiamo quando potremo riaprire, è andato tutto distrutto». Parole che restituiscono la misura dell’impatto umano ed economico di quanto accaduto, al di là del bilancio materiale dei danni.
Oltre al negozio di calzature, anche altri due esercizi commerciali sono stati coinvolti dal rogo: una lavanderia e un’attività di telefonia situate nelle immediate vicinanze. Serrande deformate dal calore, insegne sciolte, tabelle annerite dal fumo e danni strutturali agli ingressi sono il segno tangibile di un incendio che non ha risparmiato nulla. La facciata del palazzo è rimasta visibilmente danneggiata, con muri anneriti, condizionatori bruciati, persiane divorate dalle fiamme e vetri delle balconate andati in frantumi.
Nonostante la violenza dell’incendio, fortunatamente non si registrano feriti. L’edificio, secondo quanto emerso dai primi controlli, non avrebbe riportato danni strutturali tali da comprometterne la stabilità e risulta agibile. Resta però la paura vissuta dai residenti, molti dei quali hanno trascorso la notte in strada, temendo che le fiamme potessero propagarsi ulteriormente e coinvolgere l’intero stabile.
I vigili del fuoco sono riusciti a domare il rogo dopo un intervento durato diverse decine di minuti, mettendo in sicurezza l’area e impedendo conseguenze ancora più gravi. L’incendio, stando alle testimonianze raccolte, si sarebbe sviluppato nell’arco di circa un’ora e mezza, a partire dallo scoccare della mezzanotte, quando i festeggiamenti per l’arrivo del nuovo anno erano ancora in corso.
Sempre nella stessa notte di Capodanno, altri episodi simili si sono verificati a Casoria. In via Leonardo da Vinci, strada che conduce a via Principe di Piemonte, un altro incendio ha danneggiato tre autovetture parcheggiate, alimentando ulteriormente la preoccupazione tra i cittadini e sollevando interrogativi sull’uso indiscriminato di fuochi d’artificio in contesti urbani densamente popolati.
Il giorno dopo, a Casoria, il sentimento prevalente è quello della solidarietà. Numerosi messaggi di vicinanza sono stati espressi nei confronti dei commercianti colpiti, considerati da molti non semplici esercenti ma veri e propri punti di riferimento del quartiere. «Sono amici prima ancora che commercianti», raccontano alcuni residenti. «Non è accettabile che per festeggiare l’arrivo del nuovo anno si finiscano per distruggere anni di sacrifici di chi ha scelto di investire sul territorio».
Le indagini sull’accaduto sono tuttora in corso. I carabinieri stanno lavorando per ricostruire con precisione la dinamica dell’incendio e verificare eventuali responsabilità, partendo dall’ipotesi, al momento ritenuta più probabile, dell’innesco accidentale causato da un fuoco d’artificio esploso durante i festeggiamenti. Un episodio che riaccende il dibattito sulla sicurezza, sull’uso dei botti e sulle conseguenze spesso sottovalutate di comportamenti pericolosi.
La notte di Capodanno a Casoria si chiude così con un bilancio pesante in termini di danni materiali e di ferite emotive per un’intera comunità. Un inizio d’anno segnato dalla paura e dalla rabbia, ma anche dalla solidarietà e dalla capacità di un quartiere di stringersi attorno a chi ha perso tutto in pochi, drammatici istanti.

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