Il documentario “Ciao casa mia” è molto più di un semplice reportage sugli sgomberi delle Vele di Scampia: è una finestra aperta sulle storie invisibili di cani e gatti che, insieme agli esseri umani, hanno vissuto e condiviso quel luogo, trasformandolo da simbolo di degrado a casa, rifugio, tana. Diretto da Andrea Morabito e prodotto da LAV in collaborazione con Marechiaro Film, il documentario racconta un’umanità spesso dimenticata, quella degli animali che, al pari delle persone, hanno subito le conseguenze dell’abbandono forzato, dello sgombero e della perdita di un punto di riferimento fondamentale: la casa.
Il 2 gennaio 2025 ha segnato la fine di un'era per le Vele di Scampia, simbolo architettonico controverso della periferia nord di Napoli. Dopo la tragedia del cedimento di un ballatoio alla Vela Celeste, che ha provocato due morti e tredici feriti, le autorità hanno deciso di procedere con lo sgombero definitivo degli edifici per motivi di sicurezza. Tuttavia, mentre l'attenzione pubblica si concentrava sulle famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni, una parte silenziosa ma altrettanto importante della comunità rischiava di essere dimenticata: gli animali. Cani e gatti domestici, impossibilitati a seguire i loro proprietari per ragioni logistiche o economiche, e animali randagi, che avevano trovato un fragile equilibrio tra le Vele, si sono trovati improvvisamente senza un luogo sicuro dove rifugiarsi.
“Ciao casa mia” si immerge in queste storie, offrendo uno sguardo intimo e rispettoso sulle vite degli animali e delle persone che hanno condiviso un destino comune. Andrea Morabito, il regista del documentario, racconta come la missione di salvataggio degli animali sia stata un'esperienza intensa, non solo per la complessità logistica, ma anche per l’impatto emotivo. L’Unità d’Emergenza della LAV, affiancata dall'ANPANAFMC, ha lavorato instancabilmente per recuperare gli animali prima che le Vele Gialla e Rossa venissero definitivamente sgomberate e preparate all'abbattimento.
Il documentario non si limita a mostrare le operazioni di recupero, ma esplora il legame profondo tra gli abitanti delle Vele e i loro animali. In molte interviste raccolte, emerge un tema comune: nonostante le difficoltà economiche e sociali, le famiglie consideravano i loro animali parte integrante della famiglia, tanto da affrontare scelte strazianti pur di garantire loro una vita dignitosa. “Le persone perdevano la casa, ma pensavano prima agli animali”, spiega Morabito. Questo atteggiamento riflette una consapevolezza crescente dell'importanza degli animali nelle nostre vite, non solo come compagni, ma come membri a pieno titolo della comunità.
Uno degli episodi più toccanti raccontati nel documentario è quello di Sasha, una cagnolina che, durante i giorni dello sgombero, ha trovato rifugio in un garage delle Vele mentre il suo proprietario era ricoverato in ospedale. Sasha ha partorito in quel luogo freddo e inospitale, ma grazie all'intervento tempestivo di LAV e ANPANAFMC, lei e i suoi cuccioli sono stati salvati e accuditi fino a trovare una sistemazione più sicura. Oggi, quei cuccioli stanno crescendo e sono in cerca di una casa, testimoni silenziosi di una storia di resilienza e speranza.
Il rapporto instaurato con le persone del quartiere è stato fondamentale per il successo del progetto. Le Vele, spesso descritte dai media come un luogo di degrado e criminalità, sono in realtà un microcosmo complesso, ricco di storie di umanità e solidarietà. “Filmare alle Vele non è stato facile,” confessa Morabito, “ma grazie alla fiducia costruita con gli abitanti, siamo riusciti a raccontare non solo le difficoltà, ma anche la forza e la dignità delle persone e degli animali che vi abitavano.” Il documentario riesce così a restituire un’immagine autentica di Scampia, lontana dagli stereotipi e più vicina alla realtà vissuta quotidianamente da chi chiama quel luogo “casa”.
Molti degli animali recuperati sono stati affidati a nuove famiglie grazie a una rete di solidarietà che ha coinvolto associazioni e volontari da tutta Italia. I gatti, in particolare, hanno trovato adozione presso nuove colonie feline o famiglie disposte ad accoglierli, mentre alcuni cani, dopo un periodo di stallo temporaneo, sono riusciti a riunirsi con le loro famiglie originarie nelle nuove abitazioni. Tuttavia, ci sono ancora animali in cerca di una casa. Tra questi, Simba, un cane che si trova ancora al rifugio “L’emozione non ha voce” a Napoli, in attesa di trovare una famiglia che possa offrirgli l'amore e la sicurezza che merita.
Il documentario “Ciao casa mia” verrà presentato il 7 febbraio al Cineteatro La Perla di Bagnoli, a Napoli, offrendo al pubblico l’opportunità di conoscere queste storie toccanti e, magari, di contribuire direttamente al benessere di questi animali attraverso l’adozione o il supporto alle associazioni coinvolte. Oltre a essere un’opera cinematografica, il reportage è un invito a riflettere sul valore della casa, non solo come spazio fisico, ma come luogo di affetti e sicurezza, valido per ogni essere vivente, umano o animale che sia.
In un mondo che spesso dimentica i più deboli, “Ciao casa mia” ci ricorda che la compassione e la solidarietà non conoscono confini di specie. Il documentario ci invita a vedere oltre le apparenze, a riconoscere l’umanità negli occhi di un cane spaventato o la resilienza nelle fusa di un gatto che ha perso tutto ma continua a cercare un rifugio. È un racconto di perdita, ma anche di speranza, un messaggio potente che ci insegna a non voltare le spalle a chi ha bisogno, indipendentemente dal numero di zampe che ha.
La proiezione del documentario sarà un’occasione non solo per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle condizioni degli animali nei contesti urbani difficili, ma anche per promuovere una cultura del rispetto e della convivenza che superi le barriere tra le specie. Perché, in fondo, tutti noi cerchiamo la stessa cosa: un posto da chiamare casa.
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