Nuovo duro colpo al traffico illecito all’interno del carcere di Secondigliano. Nel corso di una perquisizione ordinaria sono stati sequestrati circa 170 grammi di hashish e un microtelefono cellulare, abilmente nascosti in un’area comune del Reparto S.A.I. (Servizio Assistenza Intensiva), pronti per essere immessi nel circuito interno dell’istituto. L’operazione è stata condotta dagli agenti della Polizia Penitenziaria nel Centro Penitenziario di Secondigliano, a Napoli, al termine di un’attenta attività di osservazione e controllo che andava avanti da giorni. Determinante il coordinamento del reparto e l’intuito investigativo del personale in servizio, insospettito da movimenti e segnali ritenuti anomali che hanno fatto scattare approfondimenti mirati e controlli più stringenti.
Il sequestro è avvenuto nelle ore pomeridiane di ieri durante una perquisizione ordinaria nel Reparto S.A.I., area particolarmente delicata all’interno dell’istituto. Gli agenti hanno rinvenuto la sostanza stupefacente e il microtelefono occultati in modo tale da eludere i controlli, segno evidente di un tentativo studiato per aggirare la vigilanza e alimentare un circuito illecito interno. Il materiale era pronto per essere distribuito tra i detenuti e un quantitativo di hashish così rilevante avrebbe potuto generare tensioni, conflitti e dinamiche criminali, mentre il microtelefono avrebbe consentito comunicazioni illegali con l’esterno, mettendo a rischio l’ordine e la sicurezza dell’intera struttura. Il tempestivo intervento dei cosiddetti “baschi azzurri” ha impedito che droga e dispositivo finissero nella disponibilità dei detenuti, scongiurando possibili conseguenze gravi.
L’operazione è stata definita di “straordinaria efficacia” dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE). A commentare l’accaduto è stato Raffaele Munno, vicesegretario regionale del sindacato in Campania, che ha sottolineato come ancora una volta il personale di Polizia Penitenziaria abbia dimostrato senso dello Stato, spirito di sacrificio e altissima competenza operativa. Il sequestro di un quantitativo così rilevante di sostanza stupefacente e di un microtelefono conferma quanto sia costante e insidioso il tentativo di introdurre droga e strumenti di comunicazione illegali negli istituti penitenziari, nonostante i controlli continui e l’attenzione sempre alta del personale in servizio. Secondo il sindacato, l’episodio evidenzia l’esistenza di una rete di approvvigionamento che continua a tentare di far entrare materiale vietato all’interno delle strutture carcerarie, sfruttando ogni possibile varco.
Il fenomeno dei microtelefoni nelle carceri rappresenta oggi una delle principali criticità del sistema penitenziario italiano, trattandosi di dispositivi di dimensioni ridotte e facilmente occultabili che consentono comunicazioni clandestine con l’esterno, potenzialmente utili a coordinare attività illecite anche dall’interno delle celle. L’introduzione di stupefacenti, inoltre, alimenta tensioni tra detenuti, crea circuiti di potere paralleli e mette a rischio l’incolumità sia dei reclusi sia del personale penitenziario, aggravando un contesto lavorativo già complesso e delicato. Il materiale sequestrato è stato immediatamente posto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per i successivi accertamenti e per eventuali contestazioni disciplinari e penali che potranno scaturire dalle indagini.
Parole di apprezzamento sono arrivate anche da Donato Capece, segretario generale del SAPPE, che ha espresso vive congratulazioni al personale per il senso del dovere, l’attenzione, l’abnegazione e la straordinaria determinazione dimostrata in un contesto lavorativo ad altissimo rischio. Per il sindacato, l’operazione di Secondigliano rappresenta l’ennesima prova concreta di come la Polizia Penitenziaria sia un presidio insostituibile di legalità e sicurezza, soprattutto dietro le mura degli istituti di pena, dove ogni giorno si combatte una battaglia silenziosa contro traffici e tentativi di infiltrazione criminale.
Il carcere di Secondigliano, uno dei principali istituti penitenziari del Mezzogiorno, continua dunque a essere teatro di controlli serrati e attività di prevenzione costante. La gestione della sicurezza interna richiede un impegno quotidiano tra sovraffollamento, carichi di lavoro elevati e continui tentativi di introduzione di materiale illecito. L’operazione delle ultime ore dimostra come l’attenzione resti alta e come il personale sia in grado di intercettare e bloccare sul nascere traffici che potrebbero avere ripercussioni pesanti sull’ordine interno. Ogni sequestro rappresenta un tassello fondamentale nella lotta contro le reti che tentano di alimentare illegalità e tensioni dietro le sbarre, confermando il ruolo centrale della Polizia Penitenziaria nel garantire sicurezza, controllo e rispetto delle regole all’interno delle strutture detentive.

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